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Violenza di genere. Il messaggio di Nata Libera

Oggi è il momento del ricordo di tutte donne vittime di violenza, di chi è riuscita a farcela di chi non c’è più, dei loro figli, dei loro orfani.

Ma questa giornata chiama tutti noi, operatori del settore e persone comuni, a fare un bilancio su ciò che abbiamo fatto e su quanta strada ancora dobbiamo percorrere prima di poter affermare che la violenza è stata sconfitta, che la parità di genere è entrata a far parte della nostra cultura e non abbiamo più bisogno di una legge che la garantisca.

Il 2020 è iniziato con la pubblicazione del rapporto del GREVIO ( gruppo di esperti del Consiglio di Europa incaricato di vigilare sull’attuazione della Convenzione di Istanbul negli stati membri)

Il rapporto, con riferimento al nostro paese, se da un lato ha posto l’attenzione sugli importanti interventi legislativi che hanno consentito l’introduzione di misure concrete di contrasto al fenomeno della violenza di genere e domestica, dall’altro ha evidenziato una serie di ambiti in cui è necessario programmare interventi coordinati e interistituzionali basandoli sul coinvolgimento delle autorità locali e sulla partecipazione di tutti i soggetti interessati.
Nell’impianto legislativo pur interessato da plurime e attuali riforme ( da ultimo la recente legge 69/2019 – CODICE ROSSO-) sono state rilevate evidenti lacune, ad esempio l’assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che abbiano mancato al loro dovere di adottare misure di prevenzione o di protezione nell’ambito delle loro competenze.

Il Grevio pone l’accento sul tema della determinazione dei diritti di custodia e di visita dei figli che dovrà essere affrontato e regolamentato con urgenza: raramente gli organi giurisdizionali chiamati ad adottare provvedimenti riguardo ai minori nell’ambito dei procedimenti di separazione personale dei coniugi, originati da situazioni di violenza familiare, fanno prevalere il principio del superiore interesse del minore rispetto a quello della bigenitorialità e dell’affido condiviso.

Viene dato grande rilievo alla necessità di rafforzare le attività di prevenzione attraverso la sensibilizzazione, l’educazione, la formazione dei professionisti che nei vari ambiti sono chiamati a intervenire; di creare programmi rivolti agli autori di violenza perseguendo l’attuazione di misure durevoli destinate a promuovere il cambiamento dei comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale basato sull’idea dell’inferiorità della donna.

In tal modo vengono tracciati gli ambiti entro i quali operare.

Il rapporto chiarisce quanto è stato fatto a livello legislativo per combattere il fenomeno della violenza sulle donne, dando risposte in termini di leggi, configurazione di nuove fattispecie di reato e punibilità di condotte lesive, ma offre anche la consapevolezza che le leggi, le pene, sebbene importanti, di per sé sole non sono sufficienti ad impedire che gli episodi di violenza continuino a verificarsi in modo inesorabile.

Eravamo all’inizio di questo terribile anno, facevamo programmi sulle attività da intraprendere e su come intervenire per attuare le raccomandazioni espresse dal Consiglio di Europa, poi all’improvviso le nostre vite sono state stravolte dalla pandemia.
Dovevamo e dobbiamo rimanere a casa per sconfiggere il virus, ma la frase che sentiamo ripetere dall’inizio dell’emergenza sanitaria : “ restate tutti a casa….andrà tutto bene” non ha avuto e non ha per tutti lo stesso valore.
Se il mondo fuori appare più pericoloso del solito per le probabilità di rimanere contagiati dal covid-19, il mondo, chiuso tra le mura domestiche, duplica la possibilità di subire violenza per le donne e per i bambini.

Da febbraio ad oggi le violenze perpetrate in danno delle donne sono aumentate in modo esponenziale, ma sono diminuite le denunce.
La convivenza forzata, di vittime e maltrattanti, ha acutizzato il fenomeno della violenza, ma allo stesso tempo l’isolamento forzato, all’interno delle mura domestiche, la difficoltà di comunicazioni con il mondo esterno ha fatto si ché le vittime non denunciassero le violenze subite.

Le strade semi deserte, il coprifuoco, i negozi chiusi, non hanno impedito aggressioni, sfruttamento della prostituzione minorile nel nostro come in tanti altri paesi del pianeta.
In India, nelle Filippine, nei paesi dell’est Europeo, nell’America latina, nei territori di guerra i matrimoni con le bambine, gli stupri, la tratta, la pedofilia non hanno subito alcuna flessione:
la violazione dei diritti umani ha mostrato di essere immune al covid.
Una pandemia nella pandemia!

Questo non significa che le richieste di aiuto non ci siano state, che i centri anti – violenza, gli sportelli di primo ascolto non abbiano funzionato.
Tutt’altro ! E’ stato modificato il sistema di comunicazione e di intervento.

Ora più che mai è nostro dovere non voltare lo sguardo da un’altra parte, come se tutto ciò non appartenesse a noi, al nostro mondo.

Abbiamo il dovere morale e civile di rimanere vigili, di rivedere e modificare il nostro sistema di fare prevenzione, di educare le generazioni future alla parità di genere nella consapevolezza che ogni essere umano ha capacità e limiti che nel confronto con l’altro diventano ricchezza.

Abbiamo il dovere di ridare fiducia a chi è uscito dal tunnel della violenza, far apprezzare “ il bello e il bianco della vita” perché tutti abbiamo diritto ad un’altra possibilità, ad una vita nuova e diversa.

Abbiamo il dovere di farci carico della sorte dei bambini, vittime invisibili della violenza subita dalla madre e dai fratelli e “orfani speciali” che non hanno nulla di speciale, se non aver perso entrambi i genitori, perché l’uno ha ucciso l’altra.

Allora in questa giornata, ma in tutti i giorni a venire, quando i riflettori saranno spenti, quando sul palcoscenico sarà calato il sipario, quando le panchine rosse posizionate nei parchi e nelle piazze delle nostre città saranno sbiadite, pensiamo che nella vita di chi soffre soprusi e violenze le luci devono rimanere sempre accese perché indicano la strada che porta al di là del muro dell’indifferenza.#noallaviolenzanonsoloil25novembre#

Il Comitato Direttivo di Nata Libera aps

L’ immagine del post è stata realizzate dall’amica Simona Schicchitano che ringraziamo per la disponibilità e il sostegno.