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TORNA A VOLARE UNA POIANA SPARATA AD UN’ALA: SOCCORSA DAL WWF E CURATA AL FRULLONE DI NAPOLI

(SERVIZIO E FOTO A CURA DI RICCARDO DI MARTINO). Siamo nel mezzo dell’autunno e sono milioni gli uccelli migratori in viaggio verso sud, in
direzione delle aree dove passeranno l’inverno e da dove ripartiranno la prossima primavera per
tornare in Europa. Sono sempre più numerosi gli appassionati di birdwatching che osservano questo
straordinario ed emozionante fenomeno, oltre agli scienziati che studiano gli uccelli migratori,
inanellandoli e seguendone le rotte per conoscerli sempre meglio.
Per poterli proteggere è infatti importante individuare le minacce che incombono: dal consumo di
suolo ai cambiamenti climatici, che colpiscono le aree di nidificazione così come quelle di sosta
utilizzate durante la migrazione, oltre al fenomeno diffuso del bracconaggio.
Non tutti infatti guardano al mondo alato con uguale sensibilità e c’è ancora chi si diverte a fare il
tiro al bersaglio a tali esemplari in volo, anche se protetti dalla legge, o chi per alimentare
tradizioni anacronistiche non esita a catturarli e ucciderli alimentando il lucroso giro d’affari che
ruota attorno alla caccia e all’avifauna.

E’ quanto accaduto alla sfortunata Poiana (Buteo buteo) impallinata nella frazione di Torca
(Massa Lubrense) e recuperata dai volontari del WWF Terre del Tirreno.
Dopo una lunga degenza al Centro Recupero Fauna Selvatica il Frullone di Napoli, per un
complesso intervento chirurgico ad un’ala e la successiva riabilitazione, è finalmente tornata
libera, nei pressi del “Pino Sentinella” sulla via Meta Amalfi alle falde del Monte Vicalvano, nella
speranza che voli alta e lontana dalle doppiette di sparatori senza scrupoli!
“Il fenomeno della caccia senza regole è duro a morire – racconta Claudio d’Esposito presidente del
WWF Terre del Tirreno – la poiana ha un’apertura alare di quasi un metro e mezzo e non si può
confondere con nessuna altra specie cacciabile, chi l’ha sparata l’ha fatto deliberatamente!
Purtroppo quotidianamente di uccelli ne vengono sparati e catturati a decine, con gabbie
trappola e reti, per alimentare le richieste di appassionati e collezionisti del mercato illegale. E’ il
fenomeno diffuso dell’uccellagione. Molti uccelli non ce la fanno a sopravvivere allo stress e
all’agonia delle famigerati reti in nylon da posta utilizzate per la cattura. E quando il bracconiere
arriva a “tirar giù” le prede spesso trova solo cadaveri… morti dopo una lenta agonia nel tentativo
di liberarsi. Ma poco importa, c’è sempre il mercato parallelo di prede da cucinare o, nel caso di
esemplari rari (rapaci notturni, rigogoli, gheppi, sparvieri, ecc.), da imbalsamare e rivendere a
collezionisti sul mercato clandestino. Le reti da posta sono uno strumento anacronistico e non
selettivo di cattura e, per questo, vietate dalla legge! In quanto ai volatili sopravvissuti non andrà di
certo meglio: ad attenderli ci sarà una vita in anguste gabbiette, per allietare con il loro canto i
propri carcerieri o per essere usati come richiamo per attirare in trappola altri uccelli.”
Secondo Birdlife International, con 5,6 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno, l’Italia è
la seconda classificata nel triste campionato del bracconaggio nel bacino del Mediterraneo,
subito dopo l’Egitto. Nonostante la costante diminuzione dei cacciatori italiani, la caccia continua a
rappresentare una delle principali cause di perdita di biodiversità e diffusione delle illegalità.
Uno studio commissionato dal WWF dimostra come in coincidenza del periodo della caccia
aumenta in maniera esponenziale il numero di esemplari appartenenti a specie protette (soprattutto
rapaci) che vengono ricoverati nei centri di recupero animali selvatici.

In un contesto così grave le Associazioni di protezione ambientale rappresentano un
imprescindibile presidio di legalità ambientale. Il WWF in questi trent’anni dall’approvazione
della Legge sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina della caccia (L. 157/92) ha condotto
importanti battaglie, con centinaia di denunce, ricorsi amministrativi contro provvedimenti regionali
e costituzioni di parte civile in processi penali per reati venatori grazie al contributo della rete di
Avvocati del Panda oltre alle migliaia di ore di vigilanza delle Guardie volontarie.
L’Unione Europea ha più volte sollecitato l’Italia ad adottare misure concrete di contrasto alle
illegalità venatorie mirate, in particolare, ad adottare sistemi più efficaci di raccolta dati,
implementare il personale della vigilanza ridotto a poche unità e modificare la legislazione
aumentando le sanzioni attualmente inefficaci a contrastare i crimini contro la fauna selvatica.
Nulla però è stato ancora fatto.
Per questa ragione la Commissione Europea ha finanziato il progetto Life SWiPE, di cui il WWF
Italia è partner, che punta a rendere più efficaci le azioni di contrasto ai crimini contro la fauna
selvatica, migliorando la consapevolezza e la capacità delle autorità pubbliche, anche attraverso il
potenziamento dello scambio di conoscenze con magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine e
con tutti coloro che hanno un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e persecuzione dei crimini
contro la fauna selvatica, aumentando la cooperazione nazionale e transfrontaliera.
“La caccia un giorno sarà una pratica del tutto anacronistica. Nel frattempo le accorate segnalazioni
dei cittadini, sempre più sensibili a denunciare gli spari nelle finestre, i richiami che rimbombano
nelle notti e le attività illecite dei cacciatori, lasciamo ben sperare.” (COMUNICATO STAMPA)

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