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La “speciale” Prima Comunione dei bambini autistici

Con l’arrivo della primavera rifiorisce la natura e le giornate lasciano spazio alla luce per più tempo. Per molte famiglie di tante parrocchie , dopo un cammino di preparazione ,fatto di incontri e catechesi nei prossimi mesi sarà il momento di festeggiare la Prima Comunione del proprio figlio o figlia .I preparativi per questa festa sono molti, anche troppi e superflui e si vivono ansie e preoccupazioni affinchè tutto risulti perfetto agli occhi altrui ,pranzi ,decorazioni e intrattenimento di ogni genere. Non tutte le famiglie , però hanno questo tipo di priorità .Le famiglie con figli autistici o altro tipo di disabilità non vivono questi momenti con serenità ,purtroppo alcune volte questo non dipende solo dalla loro situazione ,ma anche da coloro che gestiscono questo sacramento dall’interno delle parrocchie. La mia esperienza personale, fortunatamente , in questo caso è stata positiva a parte la confusione all’uscita della parrocchia e il caos generale ,mio figlio ha potuto passare questo momento senza crisi ,stralunato ,confuso, a tratti spaventato ,ma l’abbiamo superata. L’unico momento che gli ha creato disagio è stato percepire la presenza delle insegnanti in chiesa e poiché avere l’autismo come compagno della propria indole significa essere rigidi e schematici nei ragionamenti, programmare un evento come le scene di un film nella testa ,per non soccombere alle ansie. Quel giorno la sua soluzione fu guardare per tutto il tempo l’altare ,senza mai in crociare lo sguardo delle maestre .Credo abbia pensato “ se non le vedo ,non ci sono, il loro posto è la scuola” .Oggi lo racconto con il sorriso ,ma quel giorno credevo gli venisse il torcicollo, perché le sedie erano disposte a cerchio sull’altare e la sua testa restò girata di lato per tutto il tempo della celebrazione, rigido su quella sedia senza sorridere o girarsi nemmeno al fotografo ,per non incrociare il volto delle insegnanti che erano difronte. Abbiamo tutte le foto in chiesa con lui in questa posizione .
Nel confrontarmi ,però con altre mamme ho potuto capire che questo momento così gioioso per molte famiglie ,invece per chi vive la disabilità del figlio è l’ennesimo strazio, perché non tutte le parrocchie sono aperte e non tutte i parroci sono disposti a modificare lo schema della celebrazione per accogliere queste famiglie ,sono le famiglie a dover preparare i figli a dover portare questo peso quando spesso è difficilissimo far capire al proprio figlio questo sistema. E allora la sacralità di questo momento si perde lo stesso perché c’è chi rinvia o chi cambia parrocchia con il rischio anche di non tornare più in chiesa . Pensate alla preoccupazione di una mamma il cui figlio autistico non parla e non riesce a star seduto sulla sedia per le stereotipie che ha e che non sono controllabili, pensate all’agitazione di questo bambino che forse non sopporta il saio addosso perché la stoffa lo infastidisce, perché non è un vestito abituale, pensate che le stesse parole “ricevi il corpo e il sangue di Cristo” per lui sono letterali e potrebbe immaginarsi che il prete gli dia veramente il sangue. Pensate ai genitori di una bambina down che a 9 anni non aveva la percezione del senso di comunione ,per cui hanno posticipato a qualche anno dopo il sacramento. Dopo questo tempo gli è stato detto di dover frequentare nuovamente il catechismo e quando la loro figlia ha espresso il desiderio di ricevere la comunione in una cappella a lei cara ,i genitori si sono dovuti recare più volte dal parroco per avere il permesso , perché la comunione è momento comunitario e non può essere celebrata da soli. Ma quella comunità avrebbe potuto raggiungere la bambina down ovunque e festeggiare con lei. E per quel bambino autistico si potrebbe pensare anche di celebrare una messa in un giardino mentre lui in piedi potrebbe saltare insieme a Gesù che lo tiene per mano
Concludo con le parole di Papa Francesco , il quale al Convegno per persone disabili del 2016 ,rispondendo ad alcune domande delle persone presenti ,tra cui anche bambini e ragazzi disse :-Serena ( una bambina presente ) ha parlato di una delle cose più brutte che ci sono fra noi: la discriminazione. E’ una cosa bruttissima! “Tu non sei come me, tu vai di là e io di qua”. “Ma, io vorrei fare la catechesi…” – “In questa parrocchia no. Questa parrocchia è per quelli che si assomigliano, non ci sono differenze…”. Questa parrocchia è buona o no? [Aula: Nooo!] Che cosa deve fare, il parroco?… Convertirsi? E’ vero che se tu vuoi fare la comunione, devi avere una preparazione; e se tu non capisci questa lingua, per esempio se sei sordo, devi avere la possibilità in quella parrocchia di prepararti con il linguaggio dei sordi. Ecco, questo è importante! Se sei diverso, anche tu hai la possibilità di essere il migliore, questo è vero. La diversità non dice che chi ha i cinque sensi che funzionano bene sia migliore di chi – per esempio – è sordomuto. No! Questo non è vero! Tutti abbiamo la stessa possibilità di crescere, di andare avanti, di amare il Signore, di fare cose buone, di capire la dottrina cristiana, e tutti abbiamo la stessa possibilità di ricevere i sacramenti-
Sempre il Papa rispondendo ad un’altra domanda disse ancora :-Credo che oggi nella pastorale della Chiesa si fanno tante cose belle, tante cose buone: nella catechesi, nella liturgia, nella carità, con gli ammalati… tante cose buone. Ma c’è una cosa che si deve fare di più, anche i sacerdoti, anche i laici, ma soprattutto i sacerdoti devono fare di più: l’apostolato dell’orecchio: ascoltare! “Ma, Padre, è noioso ascoltare, perché sono sempre le stesse storie, le stesse cose…” – “Ma non sono le stesse persone, e il Signore è nel cuore di ognuna delle persone, e tu devi avere la pazienza di ascoltare”. Accogliere e ascoltare.-
Ecco allora ognuno di noi mediti sull’ importanza dell’ascolto perché solo attraverso l’ascolto fatto con cuore e convinzione si può andare verso chi è in difficoltà e accogliere pienamente ,modificando le proprie rigidità mentali là dove servano per incontrarsi e fare comunità.
Colomba Belforte