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Autismo batte Coronavirus

E’ da poco passata una settimana forzata in casa e dopo solo tre giorni ci aspettano altri dieci giorni di “vita bloccata”. Da un lato ci farà compagnia il Coronavirus ,attraverso social e TV, dall’altro sarà l’autismo a “coccolarci” con qualche saltello in più, sospiri per la preoccupazione ,canzoncine di sottofondo, riverbero di voci di amici e professori da imitare(per rivivere momenti ora sospesi),sguardi parlati e rumorosi e tante parole mute , ferme sulle labbra sorridenti, di un sorriso non sorriso. Passeranno le ore di queste giornate con poche parole e tanti momenti vuoti alla ricerca di qualcosa da fare: disegni di panorami ripetuti all’infinito, ripasso di compiti, piccole faccende di casa assegnate per non smarrirci nel vuoto di mattinate senza fine , non previste .Ci troveremo ad affrontare una routine spezzata senza un motivo spiegabile, senza la data da calendario già metabolizzata negli anni :non sono vacanze di Natale ,né di Pasqua e tanto meno estive. Il contatto con quello che c’era prima sarà la visione super veloce delle storie di instagram e il gruppo whatapp . Eppure in questa baraonda generale un senso lo si deve trovare e alla fine questa “quarantena” forzata dalla scuola potrebbe essere un sollievo,per vari motivi. Principalmente perché mandare un figlio asperger a scuola con i mezzi pubblici in questo periodo di ansia psicotica non è semplice. Pensare, infatti, che il “rito” del percorso scolastico già pieno di imprevisti si dovrà appesantire con raccomandazioni come :disinfettare le mani, non toccarsi occhi , naso, coprirsi la bocca, non prendere il cornetto al bar se affollato, diventa veramente complesso. Ripetere nella mente fotogramma per fotogramma il tragitto che fa il proprio figlio ogni mattina , con la speranza che nulla lo destabilizzi( che nessuno faccia battutine o faccine dopo uno starnuto o colpo di tosse ,provocando sensi di colpa), diventa pesante. In realtà questa “reclusione salvifica” più che sospendere le miriadi di raccomandazioni in più si è rivelata, alla fine , l’unica consolazione per mio figlio, perché l’idea che tutte le scuole fossero chiuse , addirittura in tutta Italia ha dato una motivazione valida al suo restare in casa. Immaginarsi le porte del liceo artistico che frequenta chiuse lo ha aiutato ad accettare questa situazione. Saper che gli insegnati non possono andare avanti con le lezioni ha calmato il suo senso di colpa per un’assenza. La sola paura di restare a casa prima della notizia definitiva dell’ interruzione delle lezioni era già stato per lui un motivo di crisi, urla , tachicardia, sfregamenti ripetuti di mani e capelli sulla fronte fino a lasciare graffi come a fermare quelle urla nella testa. In questi momenti a nulla serve calmarlo con parole o urlare con lui per la stanchezza .Al pensiero che il suo mondo possa andare avanti senza di lui è un vero dolore fisico. Ho visto la sofferenza schizzare fuori dai suoi occhi, consumarsi le mani in un movimento forte e ripetitivo, ho visto il suo corpo tremare senza trovare una sua propriocezione e poi alla notizia che tutti gli istituti fossero chiusi ,placarsi e rispondermi “ok”, ”va bene” .La sua brama di vita mi sorprende ma , allo stesso tempo, mi lascia sgomenta perché tutto deve svolgersi come lui se lo prefissa e un minimo imprevisto gli provoca una sofferenza lancinante, visibile all’esterno nella sua irrompente fisicità ,ma non tangibile nella profondità dei suoi sentimenti, e anche la traccia del ricordo che permane tante volte si ripresenta come un dolore rivissuto. Io mamma del “ diversamente abile” resto li impotente a soffrire con lui ,con l’umana certezza che in futuro non mi resterà nemmeno questa possibilità. Allora caro Coronavirus non ci spaventi perché sei una malattia ma perchè accentui quello che già per noi è vita quotidiana. Onestamente Autismo batte Coronavirus.

Colomba Belforte

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