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Autismo. Lettera a Beppe Grillo

Caro Beppe Grillo
Ieri pomeriggio sei entrato prepotentemente nella mia casa , ho ritrovato la tua performace sui social, mi hanno scritto amici in privato e ho riascoltato più volte quello che avevi detto sugli autistici. Solo una parola è risuonata nella mia mente : “perché?”. Perché da quel palco al Circo Massimo hai sentito la necessità di pronunciare quelle frasi? Perchè hai usato quel tono e hai proclamato la parola ASPERGER ghignando ,chinandoti in avanti e strigendo le labbra ,esprimendo un chiaro disprezzo? Caro Beppe Grillo noi adulti abbiamo il dovere di pensare prima di parlare ,di pesare le parole e tu che ti innalzi su un palco e parli alle folle avresti dovuto ascoltare i tuoi pensieri in quel momento. Non hai fatto una battuta di un tuo spettacolo, non hai fatto demagogia politica ,hai spinto una massa di persone a deridere di tante famiglie, a deridere della mia famiglia .Ascoltandoti ho pianto .Mio figlio di 14 anni , autistico ad alto funzionamento, era tornato da pattinaggio ,ebbene sì gli autistici sono capaci di fare attività sportive (se non lo sapevi) , e mi ha chiesto perché piangessi, gli ho risposto che avevo udito frasi orribili , non gliele ho fatte ascoltare, lo avrebbero ferito. Non avrebbe capito il senso e non perché è pscopatico , ma perché lui sa , anzi sente di non essere malato. Lui sa , anzi sente , di essere come gli altri. Ho fatto ascoltare, invece, le tue parole all’altro mio figlio di 12 anni. Stava studiando storia ,ha alzato lo sguardo con un volto di sdegno,a lui che difende il fratello ed è il suo migliore amico , a lui che in un momento di crisi , per calmarlo, gli ha detto : “ non ti preoccupare tu hai solo una goccia di autismo”,a lui dovevo farlo ascoltare per fargli comprendere quello che non deve diventare. Agli altri 2 miei figli che imitano le crisi del fratello quando si da i pugni in testa li ho preservati dall’assurdità delle tue parole. Ti scrivo attraverso questa rubrica perchè nelle “Confessioni di una mamma” io racconto la disabilità, racconto l’autismo. Quelle risate che tu hai scatenato sono state una lancia nel cuore. Hanno risuonato tutta la notte nella mia testa. A quelle persone vorrei dire che le loro risa hanno avuto un peso, non è stata l’ilarità di un momento . Per noi familiari e per i nostri figli quelle risate sono state una ridicolizzazione di tutto un percorso di vita. Mentre voi ridevate una famiglia ha ricevuto una diagnosi, mentre voi ridevate un bambino faceva terapia ABA a pagamento, mentre voi ridevate una mamma piangeva perché suo figlio non riesce a chiamarla, perché suo figlio si morde o si da colpi alla testa. Mentre le vostre risate accompagnavano quello spettacolo indecoroso qualche famiglia è ancora in lista d’attesa per una visita neuropschiatrica o per entrare in un centro terapeutico per una pscomotricità. Qualche famiglia deciderà di intrapendere un viaggio sperando di trovare risposta e altre staranno aspettando ancora l’assegnazione di un insegnante di sostegno .Altre famiglie avranno autistici maggiorenni e a loro non spetterà più nulla dalle istituzioni, quelle famiglie sentiranno ancor più l’eco delle vostre risate nell’assordante silenzio della solitudine.
Capirete che non c’è nulla da ridere.
Caro Beppe Grillo da quel palco potevi parlare di tutto questo e scegliere di sostenerci ,non lo hai fatto. Mi dispiace ! Hai perso tu!!!
Colomba Belforte