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Massimo Coppola: Amministrazione bocciata

Economia, sociale, sanità: ultimi in tutto. Turismo: campagna di marketing per ripartire. Sgravi fiscali per chi riduce i fitti. Caos in centro e periferie abbandonate: è ora di cambiare

 

Massimo Coppola è candidato a sindaco di Sorrento per il voto amministrativo fissato per l’autunno prossimo. Lo abbiamo intervistato per conoscere le valutazioni sull’attuale momento di crisi che vive la città e sulle prospettive future.

 

Come valuta la gestione dell’emergenza sanitaria che è anche, e soprattutto, emergenza economica da parte del Comune?

Non sono uno cui piace cercare la polemica o che ama criticare a tutti i costi, ma purtroppo debbo registrare uno zero assoluto. Dall’inizio della pandemia abbiamo assistito ad una latitanza su tutti fronti. Zero provvedimenti in materia sanitaria, zero provvedimenti in materia economica. Il Comune di Sorrento è stato sempre fanalino di coda anche rispetto alle altre amministrazioni peninsulari che pur vivendo le stesse difficoltà hanno avuto dinamismo ed inventiva che a Sorrento sono mancate. Lo dico con tristezza da sorrentino: ultimi in tutto, costantemente. Provate a chiedere ai sorrentini se in questo periodo hanno sentito la vicinanza dell’amministrazione. Per non parlare della distribuzione dei buoni spesa, erogati senza aver fissato preventivamente i parametri con un atto di indirizzo. Purtroppo quando mancano le regole regna l’arbitrio e questo non va bene.

Cosa avrebbe potuto fare l’Amministrazione che non ha ancora fatto?

Innanzitutto bisognava sostenere economicamente famiglie e attività commerciali attraverso sgravi fiscali e l’istituzione di fondi finanziati con le risorse liberate grazie ai provvedimenti del governo nazionale e all’eliminazione delle spese superflue. Si doveva assolutamente accelerare i tempi di approvazione del bilancio al fine di avere tutti gli strumenti a disposizione per adottare i provvedimenti. Inoltre bisognava lavorare alla ripresa già da inizio marzo. Era chiaro a tutti come sarebbero andate le cose. Tutti sapevano che dal punto di vista sanitario prima di maggio/giugno la situazione non si sarebbe normalizzata. Già ad inizio marzo dicemmo che bisognava organizzarsi con una campagna marketing di rilancio del territorio per intercettare i turisti italiani per l’estate 2020, era chiaro che il mercato internazionale era compromesso. Bisognava essere pronti per inizio maggio con una campagna finalizzata ad aggredire il mercato italiano per il breve periodo e riposizionare il territorio sul mercato internazionale sul medio periodo. Siamo a giugno è niente è stato fatto, magari lo faranno per luglio/agosto quando ormai sarà troppo tardi. I tempi sono importanti sempre, in una situazione emergenziale ancora di più, le persone hanno bisogno di risposte nella situazione di bisogno, non quando è troppo tardi. Si poteva contenere meglio il disastro economico cui purtroppo stiamo assistendo.

La prima cosa che intende fare se fosse eletto sindaco?

Preferirei non parlare di ruoli in questo momento, stiamo lavorando ad un progetto e per me il progetto viene prima di tutto. In ogni caso nell’immediato bisognerà investire ogni risorsa possibile nel sostegno a famiglie e imprese. Viviamo una situazione in cui il cittadino non può essere lasciato solo. In questo momento è la priorità assoluta. Parallelamente bisogna programmare il futuro, facendo tesoro degli errori passati e dell’esperienza che stiamo vivendo. La città non può essere lasciata nelle mani di interessi particolari. C’è bisogno di regole che favoriscano la crescita economica senza mortificare la vivibilità dei cittadini.

Aperture. C’è grande incertezza in città. Sul fronte hotel pare che siano in pochi a voler ripartire a giugno. Una sua valutazione?

E’ un dato negativo che testimonia la sfiducia degli imprenditori verso una buona ripresa in tempi ragionevoli. Del resto come dicevamo prima quando non si programma i risultati sono questi. A farne le spese sono i lavoratori e di conseguenza le famiglie è questo è l’aspetto più drammatico. Speriamo che con il passare delle settimane prevalga l’ottimismo e che sempre più aziende riescano a ripartire, sarebbe fondamentale per l’economia del territorio e di conseguenza per tante famiglie.

Fitti negozi. L’Ascom chiede solidarietà da parte dei proprietari per i mesi di chiusura forzata. Eppure, sono partiti diversi solleciti di pagamento minacciosi. Che ne pensa? C’è il rischio che la crisi del turismo faccia scoppiare una bomba sociale?

Anche io mi sarei auspicato maggiore solidarietà che però in alcuni casi c’è stata, poi come sempre si evidenziano sempre gli esempi negativi, ma ci sono state anche storie belle da questo punto di vista. Il punto è che dal punto di vista amministrativo certi comportamenti vanno incentivati adoperando la leva fiscale, non ci si può limitare ai proclami o agli appelli verbali. E’ evidente che c’è un malessere di fondo in città che è stato ulteriormente accentuato dal virus. Ci auguriamo tutti una ripresa almeno parziale, in caso contrario rischiano di saltare tanti equilibri.

In autunno si vota. Perché un sorrentino dovrebbe preferire lei?

Credo che oggi più che mai c’è bisogno di un progetto che metta al centro gli interessi diffusi della popolazione e di una coalizione di persone che non antepongano interessi personali al bene comune. Bisogna superare i tradizionali schemi cui la politica cittadina ci ha abituati. Il mio desiderio è quello di rappresentare le forze politiche e sociali che desiderano un cambiamento. Mi sembra troppo evidente che la città non ne possa fare a meno.

Come è destinata a cambiare Sorrento dopo questa crisi?

Questa è una pandemia che ha sconvolto tutti a livello globale, quindi è chiaro che dal punto di vista dei cambiamenti dovremo capire anche come si evolveranno le cose su scala mondiale. Inoltre dobbiamo evitare di dimenticare chi c’era e adesso non c’è più. Il modo generale in Italia di guardare avanti non l’ho apprezzato molto. Quei numeri messi lì così sono persone, sono storie, sono famiglie che piangono.  Detto questo, dovremo rivedere tutti l’approccio alla vita che avevamo in precedenza, ma questo appare chiaro già in queste prime settimane di fase 2.

Che ruolo deve giocare la politica nel ridisegnare l’identità turistica della città

Credo innanzitutto che lo sviluppo turistico debba andare a braccetto con la tutela della qualità della vita del cittadino. Altrimenti si genera caos e la città si snatura diventando una specie di parco giochi in cui pochi si arricchiscono e molti ne pagano le conseguenze negative. Per questo da mesi al centro dei nostri programmi per il prossimo futuro della città abbiamo inserito i concetti di ecosostenibilità e di policentrismo. Ecosostenibilità perché lo sviluppo in tutti i campi, anche quello turistico, non deve snaturare il territorio rispetto alle proprie tradizioni e soprattutto deve essere compatibile con la tutela dell’ambiente. Per questo motivo lavoreremo per migliorare il trasporto pubblico, incentivare l’utilizzo di veicoli a basso impatto ambientale, riqualificare le zone alte della città. Ed in questo ci riallacciamo al concetto di policentrismo. Siamo abituati a vivere una città caotica nel centro ed abbandonata in periferia, specie nelle zone collinari. Riqualificando le colline e facendone dei centri attrattivi riusciremo a distribuire in modo più omogeneo i flussi turistici e a migliorare i servizi per cittadini ed ospiti. Sarà fondamentale anche per allungare la stagione turistica, il turismo escursionistico al pari di quello culturale vive praticamente tutto l’anno. Potenziando i settori del turismo culturale e ambientalista daremo una grande spinta a quella destagionalizzazione di cui il tessuto produttivo del nostro territorio ha bisogno.

 

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