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L’ultimo saluto a don Peppino Esposito

 

Don Peppino Esposito se n’è andato in punta di piedi, lasciando quel corpo che si era trasformato in prigione. Ma del passato non aveva rimorso, perché nei suoi circa 60 anni di sacerdozio aveva unito l’amore per Cristo ad un impegno pastorale, civile e culturale senza limiti. Ad 88 anni il Signore lo ha voluto chiamare a sé, mettendo fine a quel suo “esilio” dorato, lontano fisicamente da quella comunità massese che tanto ha amato sino ai suoi ultimi istanti.

In previsione di questa occasione, Don Peppino ha preteso una cosa, categorico come solo lui sapeva essere: “alla mia morte non ci sarà il rintocco lugubre delle campane a morto, ma il suono gioioso delle campane a festa”. E così è stato: stamane Massa Lubrense si è risvegliata con il suono festoso delle campane dell’antica cattedrale, che hanno salutato la nascita al cielo dell’amato don Peppino.

Nato il 24 luglio del 1932 in una umile famiglia, manifestò giovanissimo l’amore per Cristo, avviandosi ben presto a frequentare il seminario minore di Sorrento. Ordinato sacerdote nel 1958, don Peppino fu inviato come pastore alla Marina Grande, pur conservando il ruolo di “animatore” nel seminario arcivescovile di Sorrento.

Questi anni di sacerdozio a Sorrento, tra la realtà della Marina e quella socio-formativa del seminario, permisero a don Peppino di crescere sotto molti aspetti, manifestando da subito quella caratteristica che lo accompagnerà sino all’ultimo incarico: la capacità di essere sacerdote attento e uomo impegnato tanto nel sociale quanto nella cultura. Nel 1970 l’arcivescovo Carlo Serena, che lo stimava senza riserve, lo destinò alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Massa Lubrense, per sostituire l’indimenticato don Costanzo Cerrotta.

Da quel momento, per don Peppino fu un crescendo di impegni e attività, sempre nel segno della fede in Cristo e nell’instancabile attività di uomo tra gli uomini. Riorganizzò i gruppi parrocchiali, fece riprendere l’antica processione del Venerdì Santo, restaurò e abbellì l’antica cattedrale. Ma anche e soprattutto nel sociale, don Peppino non lesinò energie: fondò l’Archeoclub, si impegnò a fianco delle società sportive (in particolare nel calcio), favorì, insieme a nome del calibro di Francesco Saverio Mollo e di Benito Iezzi, una vera e propria rinascita della società civile massese. Tutto sino alla fine degli anni ’90, quando a ridosso del suo trentesimo anno di guida della parrocchia di Massa Centro, fu destinato a diventare rettore della Basilica di Sant’Antonino a Sorrento.

Per don Peppino fu un colpo, perché all’ improvviso si vide diviso dalla comunità che tanto aveva amato e che ormai si identificava in lui. vAnche a Sorrento don Peppino si ambientò velocemente, restituendo alla Basilica del Santo Patrono Antonino quel decoro e quell’importanza che sembravano ormai sbiaditi.

Mi resta di lui un ricordo vivido, per nulla corroso dal tempo; ogni 14 febbraio (ma anche in occasione della “festa dei Giardinieri”), don Peppino tirava fuori dall’armadio il suo impeccabile abito corale, quello da Canonico del Capitolo Cattedrale di Sorrento.

Una preziosa stola gli pendeva dal collo, mentre sulla testa calzava l’antica e solenne berretta, simbolo di una Chiesa assisa su due millenni di storia. Così, con il sorriso furbo e il suo sguardo severo, don Peppino precedeva la statua argentea di Sant’Antonino, con un portamento solenne che ben si addiceva alle grandi occasioni. è con questa immagine che vogliamo ricordare oggi, e continueremo a ricordare, il caro don Peppino. Buon viaggio, guardaci da lassù!

Le esequie saranno celebrate, domenica 09 agosto alle ore 17:00, presso la parrocchia San Maria delle Grazie in Massa Lubrense. Già dalla giornata di oggi la camera ardente sarà allestita nella chiesa del Purgatorio (congrega affianco alla chiesa parrocchiale).

Gennaro Galano con la collaborazione di Aldo Terminiello

 

 

 

 

 

One Comment

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  1. Mi dispiace tantissimo… Con lui sia io che mio marito abbiamo fatto il corso di Cresima e quello di Matrimonio e ovviamente la celebrazione la fece lui quando ci sposammo non dimenticherò mai le sue parole a noi dedicate durante la Messa. Aveva molto più della vocazione aveva Carisma grande fede e umanità!

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