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L’imam AbdAllah Massimo Cozzolino all’assemblea del Marone

Si è tenuta ieri, nella tensostruttura di viale dei Pini, l’assemblea del liceo Publio Virgilio Marone. Tema del dibattito, i pregiudizi legati all’Islam. E’ intervenuto AbdAllah Massimo Cozzolino, imam della moschea di piazza Mercato a Napoli e segretario generale della Confederazione Islamica Italiana. A margine dell’incontro, lo ho intervistato per agorainforma.it
Lei è il presidente della confederazione islamica italiana. Cosa è questa associazione e di cosa si occupa?
La confederazione islamica italiana è una organizzazione nazionale che riunisce al suo interno le varie federazioni regionali. Ci sono 14 federazioni regionali, ovviamente le regioni più piccole sono raggruppate con alcune più grandi. Lo scopo è quello di diffondere un’ immagine corretta dell’ Islam, dialogando con le istituzioni dell’ Italia Repubblicana e con quelle delle altre confessioni religiose per cercare di poter vivere la nostra islamicità nel rispetto dei principi dell’ Italianità: in sintesi è un binomio inscindibile quello tra islamicità e italianità, non si può essere musulmani senza rispettare le norme e la cultura italiane
Passiamo al tema di oggi, come è stato parlare a dei ragazzi liceali?
Molto bello, ringrazio chi mi ha dato la possibilità di venire qui. Faccio spesso questo tipo di conferenze all’ interno delle scuole ed è sempre emozionante vedere degli studenti che si affascinano e fanno domande per sapere la vera essenza dell’ Islam, non quella immagine stereotipata e falsa trasmessa da mass media populistici e diffamatori. La verità si coglie nel dialogo
Pensa che sia importante parlare con gli studenti?
Certo, il dialogo è sempre proficuo. È importante trasmettere i reali concetti e principi dell’ Islam che possano eliminare e decostruire i luoghi comuni, i pregiudizi che spesso si annidano nella società civile. Questa dialettica del Noi (musulmani) e del Voi (cristiani), questa mera e schematica contrapposizione sul piano religioso è una forma di conflittualità. Bisogna eliminare questo conflitto, ponendoci i giusti obiettivi come l’ armonia tra le diverse culture, il rispetto degli altri, il problema del lavoro e della formazione per i giovani: sono questi i problemi che colpiscono tutti in maniera indifferente, dunque  dobbiamo essere tutti, musulmani, ebrei, cristiani, atei, nel rispetto della propria e dell’ altrui identità, a spingere per risolverli per il bene della nostra società, perché tutti noi, uniti, amiamo il nostro Paese.
Recentemente ci sono stati due attacchi terroristici in Afghanistan, 5 giorni fa e ieri. Come si pone la confederazione a riguardo?
Chi grida ” Allahu Akbar” uccidendo persone innocenti lo fa in modo ideologico e senza alcun tipo di  riferimento. Nel Corano c’ è scritto che anche spezzare una foglia è un atto sacrilego perché solo Allah dà e toglie la vita, io non posso sostituirmi a lui. Posso uccidere solo per sfamarmi e solo se chiedo il permesso ad Allah, altrimenti sto commettendo un sacrilegio. Vedi come è la vera faccia dell’ Islam? È una religione di pace ma purtroppo in televisione mostrano solo il terrorista con il mitra. In quei casi si parla, infatti, di “islamizzazione” dell’ ideologia della violenza.
Ovvero?
Ovvero si diffonde, volutamente, l’ immagine dell’ Islam come religione violenta, di odio, e si fa ricondurre la maggior parte degli episodi di violenza nel mondo a musulmani. In pratica, si incolpano indiscriminatamente tutti i musulmani di essere potenziali terroristi. L’ attentatore tunisino che aveva investito con un camion i passanti in Germania e che è stato ucciso poi in Italia, non pregava nelle cinque fasi della giornata, non rispettava il Corano, beveva alcol e aveva relazioni extraconiugali. Può mai essere considerato un buon rappresentante dell’ Islam? Sicuramente no!
Il ministero dell’ Interno ha chiesto di fare sermoni in italiano, di registrare i discorsi e di istituire un albo ufficiale degli Imam per questioni legate alla sicurezza. Il suo punto di vista?
Io sono un consigliere del Ministero dell’ Interno e ciò che faccio è in prima linea nel respingere ogni forma di violenza, garantendo la massima sicurezza per tutti.
Le richieste del Ministero dell’ interno sono state accettate da tempo dalla quasi totalità del mondo musulmano in Italia. Nelle moschee preghiamo in arabo, che per noi è la lingua di Allah, ma affianchiamo sempre la lingua italiana per garantire rispetto e integrazione. Inoltre aggiungo che i nostri luoghi di culto sono aperti a tutti, indifferentemente dalla fede professata, e che sono meta di moltissime scolaresche che ci vengono a far visita per conoscere come e dove preghiamo. E questo significa dialogo, significa integrazione e  significa rispetto dei miei principi di fede.
Radicalizzazione, cosa ne pensate e come agite in tempo?
Il fenomeno della radicalizzazione è un problema scottante e attuale ma va fatta una doverosa premessa.
Sono coordinatore del più grande progetto europeo sulla radicalizzazione, il progetto TRIVALENT, che si occupa di studiare e conoscere tutte le cause  sociali, politiche, culturali, non solo religiose quindi, connesse a questa tematica. Assistiamo infatti ad un acuirsi ed accentuarsi del fenomeno del nazionalismo che porta ad un incancrenimento, un irrigidimento e ad un isolamento entro i confini nazionali. Di conseguenza, secondo i dati del Dipartimento per la Sicurezza del Ministero dell’ Interno, aumentano spropositatamente i casi di razzismo e xenofobia. La radicalizzazione è quindi un fenomeno di portata globale, che non può certo ascriversi ad una singola e determinata area religiosa. I radicalizzati, paradossalmente, aumentano sempre più tra coloro che sono razzisti e xenofobi che tra coloro che si fanno saltare in aria nel nome del mio Dio, uccidendo persone innocenti. Ad esempio, l’ attentatore che l’ anno scorso in Svezia ha ammazzato numerosi civili, non ha agito in nome dell’ Islam e di Allah ma in ragione di un suo profondo sentimento razzista. La radicalizzazione riguarda ogni possibile forma di estremismo, tant’ è che negli USA il sistema di sicurezza si chiama C.V.E ovvero Countering Violent Extremis – contro l’ estremismo violento – in ogni sua declinazione e modo e non solo nell’ accezione islamica.
Detto ciò, noi ci occupiamo della massima sicurezza all’ interno delle moschee. La nostra religione ci obbliga ad aiutare a fare il bene e a proibire il male. Se una persona sbaglia e si incammina su una via negativa noi lo invitiamo a trovare altre prospettive, a pensare, a studiare e a riflettere. Il nostro fine è la sicurezza per tutta la società.
È difficile scardinare i pregiudizi riguardo la vostra religione, qual è il modo migliore per farlo?
Diffondere la cultura, abbattere i pregiudizi, scardinare i preconcetti, fare in modo di favorire il dialogo e l’ integrazione, rispettare i principi di fede delle varie religioni e della libertà di culto sancita dalla Costituzione Italiana.
Come sono percepiti gli Islamici a Napoli e a che punto è l’ integrazione?
Napoli rappresenta, nella realtà islamica italiana, sicuramente un modello di eccellenza, molto considerato e stimato, tant’ è che sono stati prodotti numerosi film, documentari, libri e tesi di laurea. Nella moschea la guida è italiana e si parla doverosamente, non inglese,turco, bangla o urdu, ma italiano. Ciò ha consentito la fusione di vari gruppi etnici, è stato un progetto di integrazione, di inclusione e interazione tra componenti diverse. Inoltre facciamo numerose attività sul territorio e veniamo invitati anche ad iniziative di altri enti religiosi. Tutto questo ha reso la realtà di Napoli come un polo d’ avanguardia per l’ integrazione tra culture.
Quale è il rapporto con la Chiesa Cattolica?
Ottimo, molto spesso siamo stati invitati dalla CEI a partecipare ad incontri e conferenze su tematiche che collegano le nostre religioni, sia a livello locale che nazionale.
Pensa che un giorno si potrà arrivare in Italia a parlare di Islam senza preconcetti?
Assolutamente sì, e spero che quel giorno sia molto vicino ai nostri.
Christian Aversa