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Letizia Isaia. Atmosfere, scene e riflessioni dal capoluogo campano

La letterata, presidente del Premio letterario nazionale, scrive della vita all'epoca del Coronavirus

Tante testimonianze circolano in rete. Alcune sono particolarmente toccanti. Tra queste, quella di una donna che ha speso la sua vita per la cultura e che, oggi, ci regala una riflessione toccante, dettagliata, vivida delle sue sensazioni che a me sembrano, in questa contingenza, universale.

Sono scesa un attimo con mascherina, guanti monouso e occhiali per prendere la posta. Il desiderio di fare quattro passi è forte e mi sono avviata verso il giornalaio ma ho fatto dietro front perchè mi sono accorta di non aver preso il borsellino. Mai accaduto se non perché in questo periodo di emergenza una coppia di amici, due “Angeli Custodi” si sono offerti di farmi la spesa e mi sono, così, disabituata a portare il portafogli. Quasi vicino alla mia abitazione, di spalle, transita la macchina della Polizia che si ferma accanto a me. Il Poliziotto mi ha chiesto: “Signora Dove va?” “Abito qui” e ho fatto segno al civico giusto aiutandomi con le buste della posta appena ritirata. “Va bene e Buona sera Signora” “Buona sera”. Apprezzamento per le forze dell’ordine, tantissimo. La strada è deserta. L’atmosfera è desolante ed irreale… Sto sognando? Non sogno. Purtroppo è realtà. La gente muore e quasi non ce ne rendiamo conto. Pur attenendomi fiduciosa alle regole di non uscire se non per necessità e pulisco le superfici con disinfettanti, lavo le mani spessissimo, le scarpe le lascio all’ingresso, il soprabito lo lascio per qualche ora al balcone per poi riporlo all’ingresso. Tutto sembra un romanzo raccontato per immagini e parole, tante parole mentre intorno a noi i fantasmi dei morti camminano nell’aere … Io, come molti di noi, sono tra i personaggi muti e increduli. Mi interrompo nei pensieri … sono nel palazzo dove abito. Di cosa mi posso lamentare io? Magari della mancanza di relazionare, come si fa in tempi normali con i negozianti, con la ragazza della porta accanto, o incontrando amiche e amici, ma adesso solo per telefono, cellulare e social. No, non mi lamento. Provo tanta sofferenza e dolore per le vittime e i loro familiari e…speriamo che finisca presto come finì l’altra guerra, quella finì nel 1943. (Continua, forse…) 

Letizia Isaia