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Il capitano del Vico Francesco Savarese si racconta

La società, i rapporti con mister e compagni, le pagelline sacre nello spogliatoio e la famiglia

Non toccate quel posto. È un posto “onnipotente”. Parola del neocapitano dell’ADS Vico Equense 1958, Francesco Savarese. C’è uno spazio inviolabile nello spogliatoio, che è riservato a lui e che ha una particolarità: la parete su cui poggia la panchina è costellata di pagelline con immagini sacre. “La preghiera per me è importante – spiega Francesco -. Va oltre la scaramanzia e i riti che spesso si ripetono per richiamare la vittoria”. Francesco si è raccontato ad Agorà, con la trasparenza e l’entusiasmo di 22enne, che vive orgogliosamente il suo ruolo di capitano. Ha un attaccamento più che viscerale alla Città e, prima ancora di sognare un futuro da calciatore, voleva fare qualcosa di importante per la sua Vico Equense.Ha già alle spalle una carriera da professionista. Ha indossato la maglia del Sant’Agnello, del Vico Equense, del Gragnano e del Positano. Lo scorso anno è tornato alla società presieduta dal padre, Nello Savarese, insieme con Luciano Aiello e Vincenzo Capasso. La settimana scorsa la sua squadra ha vinto, a Brusciano, contro la Maued, la sfida di andata della prima partita di Coppa Italia.

La tua prima vittoria da capitano. Cosa hai provato?

È stato molto emozionante. Forse uno dei momenti più belli vissuti sul campo. Io sono felicissimo di indossare la maglia di capitano. Amo tanto la mia città e mi sembra, in questo modo, di poterle offrire un contributo importante. La mia è molto più di una squadra: è un progetto di comunità.

Sentite vicina l’amministrazione?

Sì. Il sindaco Andrea Buonocore, persona molto disponibile, si sta prodigando per rendere fruibile il campo di Massaquano. Al momento, le partite “in casa” le giochiamo al campo di Massa Lubrense. È un peccato, visto che con interventi non troppo onerosi, sarebbe possibile riportare la squadra nella propria città. Confido, però, che ben presto potremo abbracciare i nostri tifosi a Vico Equense.

Parliamo della tua storia con la società ADS Vico.

Beh, il mio percorso sportivo è iniziato qui. È la società in cui ho affinato la tecnica e il desiderio di migliorarmi sempre di più. Lo scorso anno, poi, c’è stato il ritorno a “casa”. È stato un anno travagliato, che, però, si è concluso nel migliore dei modi.

Vuoi parlarne?

Credo che sia stato uno dei periodi più bui della mia vita. Penso che più duro sia stato solo l’anno della separazione dei miei genitori. Purtroppo sono sempre più frequenti i divorzi, che destabilizzano i ragazzi, creando forti difficoltà. La famiglia, per me, è il valore supremo e ho sofferto moltissimo. Ma anche in quella fase il calcio, e la fede, mi sono stati di grande sostegno. La mia storia calcistica e personale, come vedi, spesso si sovrappongono.

Torniamo allo scorso anno…

Quando mi è stata diagnosticata un’ernia cervicale e mi è stato vietato categoricamente da un medico di giocare, mi è caduto il mondo addosso. Poi, ho deciso di acquisire altri pareri e sono approdato ad Agostino Santaniello, collaboratore della Ssc Napoli, di Scafati, il quale mi ha aperto non solo la possibilità di giocare, ma mi ha anche offerto la sua disponibilità nei momenti di difficoltà fisica. Io lo chiamo “il mago”. Le sue manovre sono prodigiose. Così ho ripreso in mano la mia carriera e sono determinato a dare il meglio per la mia squadra e per la mia città.

Come sono i tuoi rapporti con l’allenatore?

Fuori dal campo il mister Tommaso Spano è un grande amico. Nei novanta minuti della partita è il mio allenatore e io mi attengo a ciò che lui dispone. I ruoli si rispettano. Mi piace, però, citare anche Giovanni Ferraro, che ha guidato la squadra negli anni dell’Eccellenza. Lui segue la squadra da dietro le quinte ed è un grande professionista. Anche a lui, la mia gratitudine per il calciatore che sono diventato.

Parliamo della squadra?

Quasi tutti i giocatori sono cambiati, tranne qualche veterano di Vico Equense, legato alla maglia e al Paese. Per il resto, tutti nuovi acquisti. Ci stiamo conoscendo e siamo già un bel gruppo. Ci tengo, però, a sottolineare che per me ci sono prima le persone e poi i calciatori. Mi auguro che saremo sempre più affiatati e che, dalla Promozione, riusciremo a trainare questa squadra in Eccellenza. In realtà, avevamo già chiesto il ripescaggio che, però, non abbiamo ottenuto. Siamo determinati a vincere lo scudetto e sarà possibile se riusciremo a diventare una grande, bella famiglia.

Ti sarà capitato, negli anni, incontrare in campo avversari che sono stati in squadra con te. Come ti comporti?

Prima e dopo lo spogliatoio, siamo amici. Durante la partita siamo avversari. Fa parte del gioco riporre i sentimenti personali per quei novanta minuti. Mi è successo che qualcuno abbia frainteso, ma io sono una persona che rispetta tempi e situazioni. Le sfide sono sfide, l’amicizia è un’altra cosa.

Il momento più bello legato al calcio?

Probabilmente la vittoria con la maglia del Gragnano allo stadio della Reggina, il Granillo. È un impianto sportivo da serie A ed è stato emozionantissimo vedersi sentirsi protagonista di una sfida così. Mi sembrava di aver giocato nel campionato maggiore. Ecco, la felicità è quella sensazione che ho provato allora. Spero di poterla rivivere da capitano, con i miei colori.

Nancy De Maio