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Faito. Gli imprenditori scrivono al Prefetto “Volete raccogliere i nostri cadaveri?”

La strada che porta alla Montagna continua ad essere, sul piano formale, chiusa

Giacomo Vanacore è il presidente di “Fai Rete”, il consorzio che raccoglie gli operatori economici presenti sul Faito, ed ha deciso di scrivere una lettera al Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, per denunciare la condizione di pericolo permanente che vivono coloro che risiedono sulla Montagna e la mancata riapertura ufficiale della strada che collega il “Gigante Verde” con il territorio di Vico Equense.  Oggi la strada formalmente chiusa è percorsa dai residenti a proprio rischio e pericolo. Tutto ciò, a quasi quattro mesi dalla caduta di massi e detriti sulla carreggiata.  Ecco il testo inviato al Prefetto di Napoli.

Visto il perdurare della situazione di isolamento in cui versa la comunità residente sul Faito e considerato che il periodo invernale in corso sta portando ulteriori e più pesanti disagi, poiché gli enti che rivestono un ruolo di responsabilità in questa grave situazione non hanno ad oggi portato a termine alcun intervento risolutivo delle problematiche, fa appello all’Autorità ed al senso di responsabilità di Sua Ecc.za, affinché convochi immediatamente in un tavolo tecnico permanente fino alla risoluzione del problema: Regione, Città Metropolitana, Amministrazione Comunale, Ente Parco Monti Lattari, Genio Civile, al fine di dare compiuta definizione a tempi e modalità per la riapertura della strada ex 269 del Faito ed all’eliminazione dello stato di rischio.

Ci preme sottolineare a sua Ecc.za che non vorremmo che si ripetesse un’altra Rigopiano dove qualcuno potrebbe rinnovare la voce che la mamma degli stolti e’ sempre incinta o che altri potrebbero ridere per il realizzarsi la prospettiva di come fare affari su una tragedia.
Intanto sua Ecc.za le possiamo dire che l’unico servizio pubblico visto ogni tanto sul territorio e’ quello della raccolta rifiuti, probabilmente, visto che trattasi di territorio isolato, si intende o si spera di raccogliere i resti dei nostri cadaveri ?

Con umile e modesta preghiera ci preme invitare Sua Ecc.za da noi, ci dispiace in questo momento triste e penoso, come ospite o come autorita’ , per poter farle visionare in prima persona insieme a noi lo stato del territorio, di quanto sia semplice ed immediato risolvere certe situazioni e quanto sia enorme l’inettitudine e la mancanza di capacita’ nel risolverle.

Per concludere Sua Ecc.za, a monte di questo enorme evento franoso non si e’ realizzato ad oggi dopo mesi da quel 6 novembre nessun intervento atto a regimentare la quantita’ di acqua che in occasione di eventi metereologici avversi provoca queste situazioni, anzi avra’ la possibilita’ di verificare che la sola mancanza di manutenzione e pulizia degli impluvi naturali a monte ha prodotto danni enormi per il territorio sia sul versante stabiese che sul versante vicano, ed inoltre enormi danni economici.
Il sottoscritto confida in sua Ecc.za, nel suo senso di persona di alto profilo, nel suo senso di genitore e nel suo senso di seria autorita’, per un celere riscontro alla presente richiesta, certo che la S.V. non si sottrarrà a questa richiesta di aiuto da parte di una comunità isolata da mesi ed ormai allo stremo delle forze.
Si fa presente che nulla a ricevere nel termine di sette giorni dalla presente, il sottoscritto in qualita’ di presidente, e moralmente come rappresentante di questa comunita’ si riterra’ libero di intraprendere qualunque iniziativa a tutela della propria vita ed attività

Nell’attesa si porgono deferenti saluti.

Presidente “FaiRete”
Vanacore Giacomo