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Domani l’ultimo sposatore di Vincenza D’Esculapio alla Libreria Tasso

Modera l'incontro Carlo Alfaro

Sarà ospite della Libreria Tasso a Sorrento, in Piazza Angelina Lauro 18/19, lunedi 17 giugno alle 19,30, la scrittrice Vincenza D’Esculapio, Enza per gli amici, con il suo romanzo nuovo di zecca “L’ultimo sposatore”, uscito a giugno 2019 per le edizioni Homo Scrivens. Modera l’evento Carlo Alfaro, medico e cultural coach; dialogano con l’autrice Aurelio Raiola, scrittore, e Achille Aveta, giornalista e saggista; il reading è affidato a Marcella Peviani, attrice.
Vincenza D’Esculapio vive a Napoli. Donna di vasta cultura e comunicativa immediata, ex-docente di storia e filosofia, è autrice di Antologie di Italiano, Epica e Letteratura, e di trasmissioni televisive per ragazzi. Per Homo Scrivens ha già pubblicato il romanzo “La torre d’avorio”, 2016, e ha partecipato all’antologia “Un giorno per la memoria”, 2018.
“L’ultimo sposatore” è un romanzo complesso (la stesura ha richiesto due anni di studi e ricerche) e di folgorante bellezza. Può essere “letto” in tanti modi: un palpitante romanzo di formazione che segue l’evolversi della vicenda umana di Dafne, la protagonista; una storia corale che indaga, nell’arco di secoli, il significato dell’Amore attraverso personaggi dipinti con vividezza e sensibilità; una saga familiare giocata su sapienti andirivieni tra passato e presente, come in una ideale macchina del tempo che spazia continuamente tra il secolo scorso e questo intrecciando storie e sentimenti; un atto d’amore per il Forio d’Ischia, cantato nella sua fulgida bellezza.
Dafne, ultima rampolla di un’antica famiglia nobiliare, è chiamata a ricucire il lontano passato del suo casato di alto lignaggio, su cui vige un misterioso silenzio. Tornando dopo anni, ormai adulta, nell’isola verde, a Forio d’Ischia, vuol ricomporre i pezzi delle sue lunghe e spensierate estati adolescenziali, negli anni ’50, e per farlo deve partire dal passato della sua famiglia avvolto dall’oblio in cui hanno voluto tenerlo i suoi avi. Il romanzo si snoda tra il presente di Dafne, ai nostri giorni, con il suo carico di esperienze e di scelte sbagliate, ricordi e rimpianti, il suo passato, con sogni, speranze, affetti, amori non vissuti, e il passato della sua famiglia, con i suoi angosciosi segreti, fino a tornare indietro di oltre un secolo, alla scoperta di antiche tradizioni e cerimonie legate a rituali oggi sconosciuti, tra cui l’usanza di offrire le orfanelle della Real Casa Annunziata a chi volesse sposarle, sottraendole al loro destino. Col semplice gesto, rituale, di raccogliere un fazzoletto dalle sue mani, “lo sposatore”, sceglieva la ragazza da portar via con sé: è appunto a quest’antichissima usanza Dafne scoprirà si devono le sue origini. Origini che affondano nell’abitudine, che ora ci fa orrore, di affidare i neonati non desiderati, attraverso un foro praticato sulla parete esterna dell’ospedale Annunziata, a una ruota di legno e girevole, conosciuta come “rota dei gittatelli”. Alcuni dei neonati abbandonati recavano un sacchettino al collo con dentro un santino, un rosario, una medaglietta o un bigliettino con annotati i veri dati anagrafici. Una volta all’interno della struttura venivano lavati e battezzati. Da quel momento in poi diventavano i cosiddetti “esposti”, da qui il cognome Esposito molto diffuso a Napoli, ed entravano a far parte dell’orfanotrofio. L’autrice salta con rara maestria narrativa da un periodo storico all’altro, interconnettendo con fluida armonia passato e presente come in un ponte mai interrotto tra epoche distanti. Nell’intreccio complesso che la scrittrice destreggia con abile dominio, tante vite si incrociano mentre il loro passato continua a pesare sul presente e a condizionarne il futuro. Nel percorso di Dafne e della sua famiglia lungo oltre un secolo, tra luoghi e viaggi, emozioni e avvenimenti, distacchi e ritorni, i personaggi della sua vita si ergono nella statura delle loro dimensioni psicologiche perfettamente tipizzate dall’autrice: Alba, memoria storica della famiglia, ormai centenaria, Carlo, da sempre innamorato di lei e silenziosamente al suo fianco con pazienza incrollabile, Tano, l’amore non vissuto se non per un attimo consegnato all’eternità dei ricordi più segreti, sua moglie Isa, amica/rivale da sempre, Piergiorgio, l’amore perduto, quello che poteva essere ma non è stato, Dimitri con le sue lettere appassionate, il figlio, l’amore più sconfinato e il più atroce rimpianto, i genitori, Jolanda e Alberto, la zia Elvira e il suo amante Nino, la nonna e il suo inquietante segreto. Il romanzo è costruito su vicende incalzanti, emozioni coinvolgenti, descrizioni mozzafiato, colpi di scena e rimandi storici affascinanti. La storia di Dafne diventa il ritratto della generazione contemporanea, dove nulla è più per sempre, le relazioni sentimentali sono spesso labili e inespresse, soffocate dal non detto e bruciate dalla velocità di correre avanti, chiusi nel proprio egotismo. Ma nel legame con il passato, una possibilità di catarsi, per trovare se stessi.
Carlo Alfaro

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