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Vergogna! Come e quando mandare in ferie il nostro giudice interiore.

La voce viene spinta fuori a fatica ma esce come un sibilo, le guance si arrossano, le ghiandole sudoripare sembrano settate sui 40 gradi e grondiamo come fontane. Lo sguardo è basso e sfuggente, il corpo defilato, sempre. E’ proprio l’identikit dell’imbarazzo, della vergogna! Eppure non sempre si mostra così. E’ un’emozione più subdola di quanto si creda. Alcuni, sentendosi in imbarazzo si sottraggono, altri invece cominciano a parlare ininterrottamente.  Insomma, che siamo adulti o bambini, non possiamo parlare di vergogna senza coinvolgere il corpo. La vergogna è sicuramente l’emozione più fisica di tutte e le sue origini, in effetti, sono radicate nel nostro corpo. E’ evidente nelle contrazioni muscolari: fin da piccolissimi impariamo che trattenendo il respiro blocchiamo il pianto e sappiamo bene quanto ci torni utile quando ci sentiamo umiliati dopo un rimprovero pubblico, una gaffe o un insuccesso. Se ci salva la faccia sul momento, rischiamo di prendere l’abitudine ad irrigidirci, a contrarre i muscoli, per non sentire. Quando si fa un percorso psicoterapico è proprio la vergogna l’emozione più ostica nella fase iniziale, per cui il lavoro è solitamente volto a ridurre il senso di imbarazzo e alleggerire le tensioni.  Andare incontro a questa emozione è una parte spesso inevitabile delle nostre giornate: come reagiamo denota chi siamo. Non tutti sanno che la vergogna si può esprimere anche attraverso il senso di colpa, il rimorso, l’umiliazione o la mortificazione. Il senso di colpa emerge sempre, in ogni storia, ed è una delle sfumature più dolorose della vergogna: ci fa sentire sporchi e cattivi come criminali anche se non abbiamo mai preso neppure una multa! Perché accade? Perché tutti facciamo fatica, alcuni più di altri, ad essere noi stessi. Sii te stesso!, sembra una frase da Baci Perugina ma è molto più concreta di quanto si pensi. Essere se stessi significa rispettare i propri bisogni, le fragilità e i limiti. Farlo può voler dire mettere dei confini, ci impone di delegare, di disdire un impegno preso o di negare qualcosa a qualcuno. Se razionalmente sembra semplice per il nostro giudice interiore non lo è. Martelletto sempre in mano pronto a metterci in  punizione. Sempre, festività comprese! E il senso di colpa, la vergogna per esserci concessi qualcosa per noi si insinua come un veleno. Da un punto di vista emotivo accade più o meno la stessa cosa. Quanto spesso ci capita di accumulare impegni e “doveri”, quanto spesso lasciamo che le difficoltà, le vite degli altri invadano le nostre sconfinando? Quante volte riusciamo a modulare la giusta distanza tra ciò che possiamo e ciò che dobbiamo dicendo si o no all’occorrenza?  Accettare di essere umani e quindi imperfetti, che non si può vivere solamente di successi, imparare a convivere con l’imbarazzo per un imprevisto o perché in quella cosa proprio non riusciamo, questo significa essere se stessi. Magari con un sorriso, ogni tanto! In questo senso ascoltare la vergogna, accoglierla, diventa costruttivo e assolutamente benefico per il nostro corpo.

Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa-psicoterapeuta ad approccio umanistico e bioenergetico. Per info 331 7669068

 

Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043