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Un pezzo di legno senza età

Natale 1975: ho poco più di sei anni e il pacco è lì, ad aspettarmi sotto l’albero. La copertina cartonata e lucida sembra sorridermi coi suoi colori brillanti e le pagine hanno un buon profumo. Il mio primo libro: Pinocchio!

Ricordo, raffigurato sulla copertina, lo sguardo afflitto di quel burattino di legno, stretto tra due gendarmi coi lunghi pennacchi rossi: così entrò nella mia vita, per non andare mai più via.

Passò molto velocemente quel Natale; una pagina dopo l’altra, a capodanno Pinocchio mi aveva già raccontato tutta la sua storia, svelandomi parola dopo parola tutti i segreti, i sogni e le paure, diventando il mio migliore amico.

Non ho mai ringraziato abbastanza chi mi fece quello splendido regalo: grazie a lui, uno specialissimo zio, ho scoperto il magico mondo nascosto tra quelle pagine. Da quel Natale i libri mi hanno tenuto sempre buona compagnia: i giochi più belli di bambina non reggevano il confronto con le parole in cui mi immergevo per ore.

Oggi devo ciò che sono anche alle letture che hanno riempito la mia vita; e non poteva esserci amico migliore di Pinocchio per cominciare il lungo viaggio nel mondo delle parole. Il mio primo amico di carta mi ha aiutata a crescere, insegnandomi a non mollare, a non avere paura di sbagliare e dover ricominciare.

Mi ha insegnato ad amare ed apprezzare le persone che mi sono accanto, che non si stancano di sussurrarmi all’orecchio consigli preziosi che non seguirò, che non smettono mai di aspettare il mio ritorno per aiutarmi a guarire le ferite.

Pinocchio mi ha illuminato sul valore profondo della verità che, insieme all’amore, è l’unica vera energia, l’unica ricchezza, di cui il mondo ha bisogno.

Quell’amico di carta rappresenta per me l’incontenibile desiderio di libertà: di sbagliare, di scegliere la via che il cuore ti indica, di fidarti degli altri e restarne deluso, di capire – finalmente – chi sei e cosa vuoi.

Il finale positivo della storia è stato incoraggiante, per me, e credo possa esserlo ancora per i tanti bambini che crescono oggi, distratti e confusi: mi sono riconosciuta in lui tante volte, durante questi anni, e da lui ho attinto forza, coraggio, speranza. Le sue mascalzonate, la ribellione ad una società troppo rigida e convenzionale, il suo irrefrenabile desiderio di fuggire via, le sue bugie: in ogni bambino è possibile riconoscere e amare Pinocchio.

 

Il messaggio che quel pezzo di legno lascia a chi ha voglia di ascoltare è una voce coraggiosa che ci spinge a vivere da protagonisti, e non come burattini nelle mani di Mangiafuoco senza scrupoli.

Ci vuole coraggio per vivere: bisogna amare la vita, credere che ci sia sempre un’opportunità, un sentiero inesplorato che vale la pena di tracciare, anche quando si vorrebbe scappare via, perché ci si sente come dei burattini impacciati e con un’anima di segatura. Pinocchio ha sbagliato così tante volte, ma ha sempre avuto il coraggio di non darsi mai per vinto; ed è così che si conquistano i propri giorni e che ognuno scrive la propria storia, fossero cent’anni o un solo minuto.

Pinocchio resta un esempio per i bambini e i giovani di qualsiasi epoca; fa parte di quella cultura che vorrei non andasse persa, in quest’epoca di noia, apatia, mediocrità.

I giovani rischiano di restare burattini senza orgoglio e invece hanno bisogno di sognare, di sbagliare e ricominciare. Ci sarà anche, lungo la strada, un Lucignolo da seguire e abbandonare, un Mangiafuoco da cui scappare, un Gatto e una Volpe per farsi fregare; ma ci saranno, sempre, una Fata Turchina e un Grillo Parlante, se ci decideremo ad ascoltarli sul serio.

La vita non si insegna e l’esperienza degli altri serve, caso mai, a sbagliare di più; dobbiamo imparare da soli a vivere e solo così arriveremo a capire che i sogni possono davvero realizzarsi, e dire, alla fine, quando saremo diventati bambini veri, che vivere vale sempre la pena!

 

 

 

Rosa Gargiulo