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Giochi di potere. L’ animale morente di Roth

David, affermato docente universitario di critica letteraria, è molto popolare tra i suoi studenti, soprattutto molto attraente agli occhi delle sue studentesse e viceversa. Egli sembra essere schiavo del godimento erotico, che non ritiene un privilegio personale, ma, democraticamente parlando, uno scambio reciproco di benefici. Tutto cambia però quando nei fili della narrazione compare Consuela, studentessa dal corpo perfetto. L’asfissiante gelosia che prova per questa studentessa con cui inizia una relazione puramente fisica, non coincide con un temperamento morboso, bensì è frutto di una volontà di dominio inscritto nella pulsione sessuale fine a se stessa.
Consuela d’altronde, non è una ragazza che subisce, tiene testa a queste volontà, poiché in più occasioni gli oppone una resistenza di un corpo che rifiuta la condizione servile impostale. Si instaurano dunque, tra i due, delle relazioni di potere, le quali rappresentano il massimo godimento, ossia la consapevolezza del proprio potere schiacciante. Sottomissione e dominio si alternano durante il romanzo di Roth, ed entrambi: David e Consuela sperimentano che, come affermava Foucault: “Il potere, non si acquista, si strappa o si condivide; il potere si esercita a partire da piccoli punti e nel gioco di relazioni disuguali e mobili”. L’attrazione del docente, nei confronti di lei, rivela la sua natura economica, un’economica fondata sulla dipendenza nella quale è coinvolto ogni personaggio. In effetti, Roth, delinea perfettamente, anche da un punto di vista psicologico, la natura dell’uomo; una natura che lo vuole vedere dominante a partire dalle relazioni amorose le quali sono la base per il dominio della vita sociale, economica e lavorativa. In tempi moderni questo dominio, potrebbe riferirsi ad una influenza che si consuma nel privato, ma che può diffondersi su larga scala attraverso l’utilizzo dei social media. Alla fine, questo rapporto di reciproca influenza o dominio, porta sia David che Consuela a sentirsi profondamente indebitati l’un l’altro. Si può affermare che in effetti, più che essere attratti dai loro corpi, lo erano di questa sensazione, di questa emozione di dominanza, che si alternava a momenti di fragilità, in cui quasi si voleva ingannare l’altro dell’apparente stato di debolezza solo per poi evidenziare come anche nei momenti in cui si è più deboli, si riesce forse, ad essere anche più forti e influenti.
C’è da farsi una domanda, Consuela ha mai desiderato veramente David? Sembra di no, poiché ha voluto ridurlo a oggetto meccanico, senza prevedere, che in tal modo avrebbe generato in lui una ribellione indispensabile per la sua sopravvivenza. Il finale, di cui non svelo nulla, è lasciato all’immaginazione del lettore, il quale coglie dalla lettura del romanzo una morale di fondo, tipica del genio di Philip Roth, sotto la cui penna, figure di uomini e donne ricchi di cruda sensualità ridisegnano la loro fragilità.
Antonio Di Martino
Titolo: L’animale morente
Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Pagine: 113