martedì, Giugno 25, 2024
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Papa Francesco “pronostica” il nome del successore, è profumo di nuovo Concilio?

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Marcello Coppola Consulting

SERVIZIO A CURA DI SALVATORE FOGGIANO

Nei giorni scorsi, Papa Francesco rispondendo all’invito di recarsi a Ragusa nel 2024 fattogli dal vescovo della città siciliana, ha detto: “Io non ci sarò più, verrà Giovanni XXIV”, alimentando le voci su sue possibili dimissioni.

La frase ha in se qualcosa di straordinario in quanto, mentre in passato è capitato più volte che il Pontefice dia qualche indicazione sul suo successore (come ad esempio Paolo VI che durante una sua visita a Venezia, mise il suo mantello sulle spalle del patriarca Luciani il quale poi, divenne effettivamente Papa con il nome di Giovanni Paolo I) non è mai successo a mia memoria, che il Pontefice regnante indichi “il nome con il quale vuole essere chiamato” il suo successore.

A mio modesto avviso, il nome di Giovanni XXIV potrebbe indicare che lo Spirito Santo stia suggerendo alla Chiesa la celebrazione di un nuovo Concilio, infatti, Papa Francesco con quel nome ha riportato alla mente di tutti noi il Papa buono “Giovanni XXIII che indisse e realizzò il Concilio Vaticano II”.

Penso questo anche osservando e collegando l’accaduto all’imminente Sinodo che si svolgerà in Vaticano, assise nata per discutere e ragionare in comunità, che sebbene sia un organo permanente, questa volta sembra incontrare attese importanti e constatando anche che fino ad ora il pontificato di Francesco ha chiesto ai fedeli di cominciare a ragionare su aperture dottrinali e morali che secondo alcuni teologi potrebbero trovare piena attuazione solo se sancite da un Concilio (nemmeno l’infallibilità papale basterebbe), con il Sinodo che a quel punto si trasformerebbe in una sua naturale preparazione.

Certo, mi rendo conto che ciò che dico può sembrare assurdo visto che secondo alcuni il Concilio Vaticano II non ha ancora trovato un suo pieno compimento, ma – come ebbe a dire quel gigante della fede del Cardinale C. Martini -, un Concilio può essere indetto anche solo su uno o due punti specifici.

Chissà, chi vivrà vedrà, certo che la vera novità, se fosse così, sarebbe che un’idea tanto grandiosa non venga annunciata improvvisamente come fece Roncalli (“Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma con umile risolutezza… il nome e la proposta di un Concilio per la Chiesa universale”), ma che lo Spirito Santo prepari l’intera comunità dei fedeli, maturando pian piano.

Salvatore Foggiano

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