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Myriam Mazza, la farmacista del cuore

L' intervista di Carlo Alfaro

Myriam Mazza, di Torre del Greco, Farmacista e Cosmetologa, specializzata in Estetica Oncologica, ha fondato l’associazione no-profit “Ricomincio da me” a favore delle donne affette da patologie oncologiche aiutandole a “ripartire” emotivamente attraverso interventi di dermato-cosmesi professionale. Mi piace definirla “farmacista del cuore”. Forse l’accostamento tra una professione scientifica e il mondo dei sentimenti e degli affetti sembra azzardata, ma nel caso della dottoressa il parallelismo tra mente e anima è calzante: impeccabile e preparatissima donna di scienza, il suo modo di essere e di operare la rende una persona che tutti sentono subito vicina in un afflato di amichevole fraternità, che suscita reazioni e stimoli nuovi e positivi toccando le corde più intime dell’animo. Cerchiamo di capire il perché in questa intervista-verità in esclusiva per i lettori di Agorà.
Myriam, c’è stato un momento preciso nella tua vita che faccia da sparti-acque tra il tuo abituale lavoro di farmacista e il tuo impegno sociale con il progetto nazionale Ricomincio da Me?
Come dico sempre, ho deciso di conseguire ulteriori specializzazioni in ambito dermocosmetico perché sono prima di tutto una Farmacista e quindi mi trovo nella posizione di fornire il primo sportello di ascolto e di pronta risoluzione per le problematiche cutanee. Non potevo permettermi di trovarmi impreparata davanti a richieste specifiche. In secondo luogo, l’aspetto più importante, ho sentito il bisogno di farlo come Donna. Ho sempre pensato che potevo esserci io “dall’altra parte”. Provo un’empatia naturale e uno slancio autentico per le donne messe alla prova dalla sfida del cancro. Anche se sono stata una delle prime ad occuparsi di questo, c’erano già delle proposte di laboratori di trucco o di estetica in alcune strutture ospedaliere in Italia. Ma, per me, e sottolineo per me, mancava qualcosa. Non si doveva solo “regalare “un trattamento estetico, o una seduta di make up, doveva esserci un valore aggiunto. La “consulenza dermocosmetica”. Mettere a disposizione dell’altro la competenza, la serietà e la responsabilità. E sempre gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio.
In che modo si combinano nel progetto da te ideato e condotto le tue qualità professionali di farmacista e la tua spiccata attitudine alla solidarietà?
Non c’è una formula. La professionista interviene in quanto tutto quello che ho strutturato è stato pianificato con estrema serietà. Ma nel contatto con le persone viene fuori quella componente empatica che non si può spiegare a parole. Quando mi chiedono “perché lo fai?”- e succede spesso, anche quando non lo dicono, ma lo leggo negli occhi- io non ho una risposta. Per l’Amore c’è una risposta? Assolutamente no, l’amore c’è e basta…non si può spiegare. La stessa cosa vale per tutto quello che faccio, che oramai fa parte di me stessa. So solo che va fatto, e basta. Con professionalità e con amore.
Quando hai immaginato il progetto, ti prefiguravi i traguardi che ha raggiunto finora?
Sicuramente no. Non immaginavo che potesse crescere così tanto ed essere talmente amato e seguito in tutta Italia. Certo, ho incontrato e incontro tante “porte in faccia”, ma credo che dietro ogni mancata occasione ci sia una grande opportunità.
Oggi il progetto punta all’inclusività di tutte le diversità e le sofferenze nel tema comune della bellezza intesa come strumento di benessere personale. Come è avvenuta questa svolta?
Con Ricomincio da Me e anche gli altri progetti nati da esso, porto avanti il concetto di Bellezza come “bene comune”. La bellezza non più interpretata secondo dei canoni stereotipati, ma come valore che esalta la nostra parte più autentica. La Diversità per me è ricchezza, siamo tutti uguali e tutti diversi. E allora mi son detta: ma perché non andare incontro anche ad altre forme di disagio? Disagio creato da situazioni economiche difficili, disagio creato dal fatto che si vive in contesti urbani complessi, disagio dato da una diversa colorazione della pelle, o infine un disagio creato da una diversa identità di genere.
Il tuo è un progetto che punta molto sulla solidarietà tra donne. Pensi che l’universo femminile sia pronto per superare le competizioni e gelosie tra donne che lo hanno sempre caratterizzato?
Purtroppo no. Credo che ancora non sia pronto, ma la cosa non mi spaventa. Credo possa essere possibile, basta seminare bene e non fermarsi. L’esempio, il tempo, la volontà, aiuteranno ogni cosa ad andare al suo posto.
Tu sei stata nominata nel 2019 “Farmacista dell’anno” agli Innovation & Research Awards di Cosmopharma per il tuo impegno sociale, cosa ha significato per te questo prestigioso riconoscimento?
Una gioia immensa, una grande popolarità e al tempo stesso un’enorme responsabilità perché da allora i riflettori dei media e della stampa sono accesi sul mio progetto. Anche se il senso di responsabilità e la serietà del mio impegno sono a prescindere dall’attenzione degli altri perché sono dedicati alle mie adorate “amiche”, come chiamo le beneficiarie del progetto…sono loro, è il loro benessere il fine ultimo di tutto quello che faccio.
La dermocosmesi oncologica si occupa sostanzialmente di estetica. Come si fa a parlare di aspetti tutto sommato non essenziali come la bellezza esteriore a persone che affrontano la paura di perdere addirittura la vita?
Solitamente parlo di “dermocosmesi specialistica” anche perché non esiste realmente una cosmesi oncologica, ma una cosmesi altamente specifica per pelli con necessità diverse. Il cancro è una patologia che ti segna inevitabilmente nel corpo e nell’anima. Una patologia che lascia cicatrici profonde (e non mi riferisco alle atrofiche o ai cheloidi). Consigliare un trattamento estetico o consigliare un protocollo personalizzato di beauty routine che contiene e mimetizza i danni collaterali sulla pelle è di assoluta importanza anche per lo spirito. La nostra pelle è il primo strumento di comunicazione: prendercene cura, dedicarle attenzione, magari anche risolvere il problema, sarà il nostro passaporto per curare le cicatrici dell’anima. Le persone potranno dimenticare le tue parole o quello che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire. E credimi, lo ricordano tutte.
L’anno della pandemia non ha fermato la voglia di dare e di fare di Ricomincio da me. Come avete fatto a conciliare i laboratori con le restrizioni sugli incontri in presenza?
8 Marzo 2020: l’inizio di un momento storico che ha colto tutti impreparati. Posso dire con estrema sincerità che non ho pensato neanche per un secondo che non avrei potuto continuare, ma non capivo come fare. Le amiche che seguo erano impaurite e cercavano conforto e confronti, visto che come Farmacista ero e sono in prima linea. Tutto, comprese loro, era stato messo in secondo piano. Ma per me non poteva essere possibile. È così spronata dal mio team (Ricomincio da me è una grande famiglia) ho deciso di trasformare tutto quello che facevo da “in presenza”…in virtuale. Dirette, piattaforme zoom, tele-estetica, consulti su whatsapp con prenotazione…È stato un successo, non abbiamo lasciato solo nessuno, anzi, la famiglia si è allargata e ne sono entrate a far parte anche altre figure professionali. Non seguiamo più solo persone che fanno parte di associazioni, ma seguiamo tutti quelli che ci contattano…siamo diventati più virali di questo virus! Siamo riusciti ad accompagnare durante tutto il follow-up, dall’inizio alla fine del percorso, 37 donne…che seguiamo ancora. Sai, non so se dipende dal mio carattere, ma io sono in contatto con tutte le donne che ho incontrato, sono oramai amiche, conosco di alcune anche le loro famiglie. E restiamo in contatto anche dopo che stanno bene. È talmente utile la tecnologia che l’ho sfruttata anche per l’altro nostro progetto: “Mi sento bene”, un laboratorio di auto-make up rivolto a tutte le donne di Napoli Nord-Est. Sicuramente con la presenza, con il contatto sarebbe diverso, ma con un piccolo sforzo i risultati arrivano ugualmente.
Moti report dicono che causa la pandemia i pazienti cronici hanno subito un senso di isolamento, abbandono e riduzione delle cure, lo hai riscontrato anche tu con le amiche che segui col progetto?
Sì, paura e solitudine, ecco perché abbiamo sempre cercato di tener loro compagnia, parlando anche di argomenti al di fuori del vissuto di malattia. Io sono una giocherellona di natura, anche durante i laboratori in presenza abbiamo sempre scherzato, parlato di tutto (a volte alcune hanno anche cantato!) e poi quando si poteva la sera si andava anche a cena insieme. Lavoro molto per questo progetto, ma mi diverto anche tantissimo…e forse lo trasmetto. Per questo anche in pandemia abbiamo cercato di trasmettere fiducia e ottimismo.
Dopo l’esperienza con l’Associazione “Genitori insieme” a favore delle mamme dei bambini oncologici dell’Ospedale Santobono-Pausillipon, Ricomincio da me ha rinforzato negli anni il suo spazio dedicato ai “caregiver”. Perché pensi sia importante rivolgersi anche a loro?
Il caregiver, colui che accompagna e che si prende cura, è una figura fondamentale per la guarigione del paziente. Ho vissuto tante storie di papà, mariti, sorelle, amiche, ma soprattutto mamme. Quando arriva una diagnosi di cancro in una famiglia, è come uno tzunami, che purtroppo sconvolge tutto. Spesso, soffre molto di più chi vive accanto alla persona ammalata. Aiutare e sostenere il caregiver è di assoluta importanza. Me ne sono resa conto presso l’ospedale Pausillipon. I piccoli, quando vedevano le loro mamme che venivano truccate, coccolate da noi, erano davvero più sereni. Potrei raccontarne tante di storie, di vite che ho attraversato.
Quale emozione ti ha dato il fatto che il tuo progetto sia stato ufficialmente patrocinato da Federfarma?
Il patrocinio di Federfarma ha “suggellato” l’impegno che ho preso con Ricomincio da me grazie al riconoscimento, il sostegno, l’approvazione e la stima della mia federazione nazionale: è importante perché sottolinea il ruolo del farmacista come figura altamente qualificata in aiuto al medico oncologo, ma soprattutto alla cittadinanza.
Il progetto Ricomincio da me si è ampliato anche sul web, attualmente ha una pagina facebook, un blog (ricominciodame.org), e una chat privata per un filo diretto con le assistite. Come fai a garantire tutto questo servizio?
Sì, oramai la tecnologia aiuta tantissimo, abbattendo confini e barriere. Come faccio? Con un impegno incredibile, innumerevoli sforzi e tantissimi sacrifici. Porto avanti questo progetto come un secondo lavoro, con la stessa serietà e responsabilità. Con l’unica differenza che è volontariato, il che lo rende ancora più prezioso.
Il tuo progetto si occupa anche di uomini e di bambini?
Questo è progetto nato per le donne, ma riceviamo anche numerose richieste per gli uomini. Riguardo ai piccoli, durante i laboratori in partnership con l’associazione Genitori insieme abbiamo seguito sia bambini che adolescenti. Ma non con trattamenti estetici: per i bambini abbiamo solo effettuato consulenze di supporto alla terapia del medico, consigli su referenze cosmetiche a carattere curativo, sulla base di una richiesta specifica quasi sempre per lenire gli eventuali danni delle terapie. Con le adolescenti invece abbiamo anche avuto la possibilità di parlare, durante gli shooting fotografici del loro calendario, di make up. Il make up per le adolescenti è una cosa seria, perché per loro l’immagine è comunicazione ma anche conflitto, e nella società social in cui viviamo oggi lo è ancora di più. E per le pelli delicate per l’età e sensibilizzate dalle cure oncologiche deve essere consigliato con attenzione massima.
Ricomincio da Me è un progetto che sta evolvendo sempre più nel senso di occuparsi a 360 gradi della persona nella sua totalità e unicità di essere umano, è così?
Per me la bellezza è prevenzione innanzitutto. Porto avanti da sempre, sin dai tempi del corso di laurea (dove già mi occupavo di dermocosmesi) il concetto che “prendersi cura di se stessi” non doveva essere un beneficio solo per l’aspetto estetico o psicologico. Prendersi cura di se stessi deve essere un’esigenza sanitaria. E questa regola vale per tutti quanti noi, ma quando c’è una patologia o disagio rappresenta una vera e propria necessità.
Chi lavora oggi nel tuo team?
A parte due “angeli” che mi aiutano nella comunicazione, in squadra con me ci sono: 9 estetiste, 3 make up artist, una dermopigmentarista, 5 medici, due fisioterapisti e una personal trainer, ma son sicura che la famiglia si allargherà e che magari a breve avremo con noi anche uno dei medici che più stimo, il dott. Carlo Alfaro!
Oh, grazie, Miriam!
Carlo Alfaro

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