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MASCHI E FEMMINE A CONFRONTO Non per classificare ma per valorizzare le specificità

La settimana che sta volgendo al termine ci ha offerto il pretesto, attraverso la Giornata
Internazionale della Donna, per ricordare le battaglie che le donne che ci hanno preceduto hanno
portato avanti per ottenere il riconoscimento di una serie di diritti. Sarebbe più giusto ricordarlo
ogni giorno, nel momento in cui mettiamo in atto tante piccole azioni che oggi sembrano scontate
ma sono in realtà frutto di conquiste: quando domenica scorsa abbiamo esercitato il nostro diritto di
voto ad esempio, oppure quando andiamo all’Università o ci rechiamo sul luogo di lavoro, o ancora
quando, banalmente, decidiamo di indossare una gonna o di entrare in un bar a prendere un caffè.
L’Uguaglianza è un valore fondamentale alla base delle società democratiche, la cui attuazione
prevede certamente che essa venga recepita a livello legislativo. Ma non basta, è necessario che la
cultura e le coscienze dei singoli siano mosse e orientata da tale idea di fondo per poterla realmente
concretizzare nel quotidiano, per avvicinarci tutti ad una visione che vada anche oltre
l’Uguaglianza, che riesca a riconoscere e valorizzare la specificità dell’essere uomo e dell’essere
donna e, più in generale, a considerare la diversità come arricchimento e non come minaccia.
Uomini e donne sono diversi tra loro, così come ogni uomo è diverso da un altro uomo e ogni donna
è diversa da un’altra donna. Ma diverso non vuol dire uno meglio dell’altro. Quello che stiamo
provando a toccare è un tema di grosso interesse scientifico oltre che sociale: tanti sono gli studi che
si sono occupati e si stanno occupando di rintracciare l’origine di alcune di queste differenze nella
biologia. Diverse caratteristiche biologiche favoriscono il manifestarsi di comportamenti distinti. Ad
esempio, è stato riscontrato, ed in un’età in cui ancora non possiamo parlare di imitazione, che
maschietti e femminucce tendono a giocare con bambini del loro stesso sesso e a preferire diversi
tipi di attività: i maschi i giochi di competizione basati su strategie, le femmine giochi di
cooperazione fondati sulla comunicazione. Una delle teorie che prova a spiegare queste differenze è
quella della
lateralità
, che chiama in gioco i diversi livelli di testosterone prodotti da uomo e donna:
i maggiori quantitativi prodotti dagli uomini potenzierebbero l’emisfero cerebrale destro, connesso
alle abilità visuo-spaziali; nelle donne, invece, sarebbe maggiormente attivo l’emisfero cerebrale
sinistro, connesso al linguaggio e dunque alla comunicazione. Eppure, nonostante tali evidenze,
sappiamo bene che esistono illustri scienziati di sesso femminile, così come ci confrontiamo con
nostri colleghi psicoterapeuti maschi davvero abili nella comunicazione empatica! E’ innegabile,
invece, che molte altre differenze siano connesse al modo in cui siamo stati educati e in cui veniamo
trattati fin dalla nascita a seconda che il fiocco appeso alla porta sia rosa o celeste. Basti pensare alla
reazione di stupore che potremmo avere di fronte ad una bambina che gioca con i soldatini o un
bambino che pettina una bambola, ai rimproveri che possono sfuggirci di mano quando una
femminuccia si mette a fare una lotta o quando un maschietto piange. O a come e quanto
coinvolgiamo i bambini nelle faccende domestiche a seconda che siano maschi o femmine.
Condotte educative reiterate, che si sono cristallizzate in stereotipi, rischiano di ingabbiarci in una
rigidità di ruolo e di pensiero che può trasformarsi in pregiudizio, il quale, parafrasando A. Einstein,
è più difficile da spezzare di un atomo.
Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa ad approccio umanistico e bioenergetico. Per info 331
7669068
Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043