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Il migrante | La storia di Roma e le lacrime per il “livello di Fortnite” da completare

Rubrica a cura di Salvatore Foggiano

Cari lettori,
in questo mese di ottobre, ho avuto modo di parlare con un amico, un grande studioso, che mi ha raccontato la vera storia della fondazione di Roma.
Da dire, innanzitutto, che dobbiamo accantonare Romolo e Remo, i quali non sono mai esistiti. E dobbiamo accantonare anche Albalonga, la quale non possiamo essere certi che sia mai esistita, anche se viene nominata da Tiberio nei suoi scritti (e di lui – credo – possiamo fidarci). Il problema di Albalonga? Non è mai stato individuato il luogo dove fosse, non è corretto dire neanche che è l’odierna città di Albano (come qualche storico sostiene proprio per via del fatto che Tiberio ne parla come di una città con sponda su un lago ma di certo si dovrebbe trovare tra i castelli romani).

Originariamente esisteva Lanuvio con l’attuale Genzano che era la sua parte disabitata; in quel luogo vivevano le grandi famiglie, infatti, di Genzano è Antonino Pio che, adottando Marco Aurelio, lo fece diventare cittadino di Lanuvio (Genzano). Da quel luogo fuggivano tutti i delinquenti per non essere rinchiusi nelle prigioni, gente veramente senza scrupoli, che si rifugiavano in quel fazzoletto di terra che si trova di fronte all’isola Tiberina, unica strada di collegamento tra il nord e il sud della penisola italiana. Inventandosi il dazio, divennero ricchissimi e potenti a tal punto da allargarsi e inglobare i latini e gli altri popoli che col tempo hanno dato vita alla capitale.

Bella storia vero? La mia vita procede bene, qui con le mie colleghe sto bene, la gente è ospitale e a scuola procede tutto alla grande, ma voglio raccontarvi un fatto che mi ha fatto stare male, suscitando in me diverse domande: un pomeriggio ero in una classe prima e un bambino di appena sette anni (7 anni) d’improvviso si è messo a piangere, quando gli ho chiesto il motivo del pianto, lui senza calmarsi mi ha detto: “Voglio andare a casa da mamma perché devo finire il livello di un videogioco che ho iniziato ieri, altrimenti non posso passare al livello dopo e mamma mi aiuta”. Io sono rimasto senza parole, ma, cercando di calmarlo, dentro me non riuscivo a credere che quelle parole fossero state pronunciate da un bambino così piccolo.

Non so questi poveri figli in quale società li stiamo facendo vivere, tra pc, telefonini e tablet, sono sempre in un mondo loro sempre annoiati, il problema è grande e alle volte mi sembra davvero senza soluzione.

Per il resto è tutto un preparativo ad Halloween con pipistrelli e maschere che vengono colorate ma io per par condicio farò preparare il cartellone della festa di tutti i Santi con il titolo “tutti santi me compreso” riprendendo il libro del grande De Crescenzo.

Salvatore Foggiano

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