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Il migrante | Il pizzettaro e l’aspirante chef: due siparietti scolastici del dopo-vacanze

Rubrica a cura di Salvatore Foggiano

Rubrica a cura di Salvatore Foggiano
Cari lettori,
dopo le festività natalizie eccomi di nuovo a voi. Spero abbiate trascorso delle giornate serene. Io? Abbastanza bene, ed ora ho ripreso, come tutti, la mia quotidianità.
Qui in Lazio, nessuna novità, il paese è sempre lo stesso, solo un po’ più freddo e perciò vi racconto quello che è successo a scuola. I primi giorni, i bambini hanno fatto fatica a riprendere il ritmo e di conseguenza anche le lezioni erano un po’ stirate, poi hanno ingranato la quarta – come si suol dire – e ora viaggiamo tutti insieme spediti verso la fine del quadrimestre.

In questi primi giorni mi sono capitati due episodi (rigorosamente veri, ma questo ormai lo sapete, non invento niente), il primo ha per protagonista un bambino che ha una situazione affettiva molto tragica, anche se a scuola studia volentieri e anche con profitto, però ha un vizio (io che non sono psicologo credo che sia una sorta di compensazione affettiva): mangia solo pizzette.

Infatti, sia per colazione, che come merenda di metà mattina e pomeridiana, mangia pizza ed io scherzosamente lo chiamo il pizzettaro. L’altra mattina si lamentava che aveva i conati di vomito, io e le mie colleghe gli abbiamo detto di non farci caso e aspettare. Se poi non passava avremmo chiamato casa. Aspettando, si è fatta ora di merenda e allora io gli ho detto: “Non mangiare la pizzetta se ti viene da vomitare, è meglio”. Lui mi ha guardato con sguardo triste e poi è andato a chiedere parere anche alle mie colleghe, le quali ovviamente gli hanno suggerito lo stesso di non mangiare. Noi tre maestri/e intanto stavamo alla cattedra, mentre loro giocavano: dopo poco, volgo lo sguardo e vedo che aveva un sacchetto in mano con piccole pizzette e stava mangiando, allora io lo rimprovero ma lui candidamente mi dice: “Noooo maestro, ma queste sono integrali, ha detto papà che non fanno male”. E così pone fine alla questione dei conati di vomito. Il giorno dopo, mentre stavamo correggendo una scheda mi si avvicina e mi dice: “Andrea (nome di fantasia) ha mal di pancia”. Io chiamo Andrea e lo invito ad andare in bagno ma il nostro pizzettaro con fare da luminare della medicina mi dice: “Maestro, ma quale bagno, quello ha lo stomaco vuoto, deve mangiare per togliersi il mal di pancia” guardandomi stupito che io non abbia consigliato lo stesso.

L’altro episodio è di mercoledì scorso, stavamo a tavolo per la mensa nel refettorio, l’alunno seduto accanto a me assaggia un boccone e poi ad alta voce afferma: “Manca un poco di sale e forse dovevano cuocere di più i maccheroni”. Io stranito lo guardo e lui mi dice: “Sto dando i voti come fa Alessandro Borghese ai Quattro ristoranti”. Wow forte, abbiamo un futuro chef in classe e non lo sapevo, capito?
Dopo queste due chicche vi lascio e vi aspetto il prossimo mese sempre in diretta dai castelli romani.

Salvatore Foggiano

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