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IL CICLO DI VITA DELL’INDIVIDUO Il primo giorno al nido o a scuola!

Da piccoli, completamente indifesi e dipendenti da noi, in un battito di ciglia ce li ritroviamo con lo
zainetto sulle spalle, pronti ad affrontare il primo giorno di scuola. Chi non ha esperienza diretta di
quanto questo momento sia significativo per il bambino, ma anche per i genitori, può “fare un giro”
sui social nella decina di settembre per ritrovarsi nella home lunghe dediche a questi figli che
oramai sembrano cresciuti e in grado di affrontare pezzi di strada in assenza di mamma e papà. Nel
nostro cammino lungo il ciclo di vita dell’individuo facciamo quindi un salto a questa importantissima tappa. Salto più o meno lungo considerando che, oggi giorno, il momento dell’inserimento può essere anticipato nel tempo. Possiamo dunque ritrovarci bambini che arrivano al primo anno della scuola dell’infanzia dopo già qualche annetto di esperienza al nido o in altre tipologie di strutture per l’infanzia. Chiariamo quindi che quello che intendiamo qui affrontare è il
momento in cui abituarsi al distacco da mamma e papà, o da ambienti familiari come casa dei
nonni, per entrare in un contesto meno noto e, per quanto colorato, giocoso e stimolante, pieno di
perfetti sconosciuti! Si sa bene quanto sia delicato questo passaggio, sia che accada ad un anno con
l’ ingresso al nido oppure che avvenga a tre anni con l’entrata alla scuola dell’infanzia, fino a
qualche anno fa, quest’ultima, denominata invece “scuola materna” proprio a sottolineare
l’importanza di un passaggio “soft”, intermedio, dalla vita in casa alla scolarizzazione vera e propria
fatta di materie scolastiche e prestazioni sul piano degli apprendimenti formali. Per questo motivo si
cerca di preparare il più possibile i bambini raccontando loro il cambiamento che dovranno
affrontare e permettendogli di familiarizzare con questo nuovo luogo gradualmente, attraverso un
inserimento fatto di piccoli passi e di tempi di allontanamento dal genitore via via più lunghi,
rispettandone le esigenze di adattamento. Un accorgimento molto utile in questa fase può essere
quello di evitare sovrapposizioni con altri eventi che pure sanciscono il distacco, come l’uscita dalla
camera dei genitori, o addirittura dal lettone, per passare in cameretta. Oppure far sparire nel
medesimo periodo quel ciuccio a cui il bambino è tanto legato quando ha bisogno di autoconsolarsi.
Figuriamoci se nello stesso periodo è in arrivo anche il fratellino! La questione si fa qui più delicata.
Mettiamoci nei panni del bambino: non solo deve privarsi della presenza materna ma deve anche
imparare a convivere con qualcun altro che, al suo posto, terrà compagnia alla madre! Dunque, per
quanto non tutto sia programmabile, occhio ad evitare sovrapposizioni. L’inserimento al nido, o a
scuola, sancisce quindi un’importante momento di separazione, fisica ed emotiva, dalla madre in
primis. Di separazione ne abbiamo parlato nell’articolo scorso insieme all’attaccamento, e in effetti,
per quanto possa sembrare paradossale, queste due componenti si intrecciano fortemente: possiamo
sinteticamente dire che una buona relazione d’attaccamento è la base per una più positiva
separazione. Sentire di avere una base sicura è il fondamento di una buona capacità di esplorazione
dell’ambiente. Un bambino che ha acquisito fiducia nel fatto che la madre torna, dopo essere andata
via, avrà quella sicurezza interna che gli consentirà di godere delle belle esperienze che può fare
anche quando è solo. A questo proposito, prepariamo i bambini al nostro allontanamento ed
evitiamo di sparire magicamente: è molto destabilizzante per un figlio sentire di aver perso il
genitore all’improvviso. Averlo perso, è proprio questa la sensazione. Un bambino che ha percepito
la presenza materna in modo costante e prevedibile, sentirà di poter andare incontro al mondo senza
doversi continuamente voltare indietro. Tranquille mamme! Questo non significa pretendere ​
l’infallibilità nella risposta alle esigenze dei propri bambini: per dirla alla Winnicott, ciò di cui il
bambino necessita, per un sano sviluppo emotivo, è una madre sufficientemente buona. Un caregiver che si sintonizzi sui bisogni del bambino, che lo aiuti a dargli un nome e che li gestisca in
modo tale che il bambino non si senta sopraffatto. Per poi, un po’ alla volta, fare dei passetti
indietro, permettendo al figlio di fare esperienza della fiducia in se stesso e nel fatto che può farcela
anche da solo. A camminare. A dormire. A stare a scuola.
Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa-psicoterapeuta ad approccio umanistico e
bioenergetico. Per info 331 7669068
Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043

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