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I PERICOLI DEL WEB. CONOSCERLI PER PREVENIRLI

Qualche settimana fa, un fatto di cronaca ci ha lasciato esterrefatti: a Napoli un ragazzino di undici anni si suicida lanciandosi dal balcone di casa, all’undicesimo piano. Evidentemente consapevole dell’impatto che il gesto avrebbe avuto sulla sua famiglia, prima di compierlo lascia un messaggio in chat ai genitori, chiedendo loro perdono ma lasciando intendere di non poter fare diversamente: deve seguire “l’uomo con il cappuccio nero”. Questa traccia lasciata dal minore, orienta le indagini verso una determinata ipotesi:potrebbe trattarsi del tragico finale di una extreme challenge in cui il ragazzino si sarebbe trovato coinvolto attraverso il WEB. Queste le notizie diffuse dai giornali; la Polizia Postale e gli inquirenti appureranno ciò e chiariranno il resto.
Notizie di vittime del WEB non sono rare, in altre parti del mondo ancor più che nella nostra Nazione, partendo dal cyber bullismo, passando per i siti pro anoressia e bulimia, per gli adescatori sessuali, fino ad arrivare poi alle sfide estreme che possono spingersi all’istigazione al suicidio. Sono svariati i tentativi di adescamento avviati da malintenzionati che, nascondendosi dietro l’immagine di Jonathan Galindo (questo potrebbe essere il caso del ragazzino di cui abbiamo parlato pocanzi) o di altri falsi profili, raggiungono i più indifesi attraverso chat e social, coinvolgendoli in sfide inizialmente banali, poi sempre più pericolose per la propria integrità fisica, inducendo ad atti autolesionistici fino ad arrivare a mettere a repentaglio la propria vita.
Lungi da noi fare cronaca, lasciamo ciò a chi di dovere, ma nel mese di consueto dedicato alla promozione del benessere psicologico ci sembra doveroso attivare qualche riflessione su questo tema, nell’ottica di fare sempre più prevenzione e con la speranza di poter piangere sempre meno vittime di questi “giochi” brutali.
Cosa possiamo fare per preservare i nostri giovani dalle trappole della rete e intercettare in tempo situazioni di rischio?
Informarsi e informare. In rete si può trovare di tutto: ci dà delle grosse opportunità ma nasconde anche grandi rischi. In qualità di adulti dobbiamo in primis essere a conoscenza dei pericoli che si insidiano nelle nuove tecnologie in modo da poter poi accompagnare consapevolmente bambini e ragazzi nel loro utilizzo. Parliamo dunque loro dei pro e dei contro, di cosa è opportuno facciano in rete e quando è il caso che si rivolgano ad un adulto, non per essere rimproverati ma per capire insieme come gestire determinate situazioni che possono essere più grandi di loro. I più piccoli soprattutto, attraverso il web, possono essere esposti a sollecitazioni al di sopra della loro portata, che non sempre sono in grado di padroneggiare e gestire al meglio, anche in virtù della maggiore suggestionabilità tipica della tenera età, dove il confine tra fantasia e realtà si fa più sfumato. Man mano che si cresce si diventa sempre più in grado di comprendere ciò che accade in rete e di filtrare, di distinguere il vero dal fake, ma c’ è un’altra insidia in agguato: la propensione degli adolescenti a sfidare loro stessi e ad andare oltre i propri limiti, orientamento che, se non adeguatamente riconosciuto e contenuto, potrebbe esporli a pericoli, a maggior ragione se dall’altra parte si incontra qualcuno che sa bene come manipolare e plagiare. L’effetto contagio tra adolescenti poi, tipico di quella età, fa il resto.
Osservare. Parliamo con i ragazzi, non fermiamoci però a quello che ci dicono: osserviamoli attentamente in modo da notare se ci siano cambiamenti che potrebbero accendere un “campanello d’allarme”. Ci sono variazioni nel modo di fare ricorso alla tecnologia? Lo fanno troppo e in modi e tempi insoliti? Ci appaiono più nervosi, ansiosi e sfuggenti? Notiamo cambiamenti nella loro vita sociale con maggiore chiusura relazionale? O al contrario vogliono sempre stare fuori, quasi a sfuggire al nostro controllo? La qualità del sonno com’è? E l’umore? Notiamo in loro improvviso interesse per temi particolari o preoccupazioni insolite? Non si tratta di segnali inequivocabili che il problema sia necessariamente la rete, ma ci suggeriscono che la situazione va monitorata e approfondita.
Sorvegliare. I più piccoli vanno controllati nell’utilizzo della tecnologia, quelli più grandicelli comunque sorvegliati a distanza in modo da provare ad intercettare situazioni di pericolo. Può essere una buona regola collocare o consentire l’utilizzo dei dispositivi digitali ai bambini solo in spazi comuni della casa o in presenza di un adulto, fino a quando non saranno sufficientemente grandi da riconoscere i pericoli invisibili nascosti nella rete. Ricordiamo inoltre che strumenti come il Parental control sono stati creati proprio a questo scopo, così come i limiti di età nell’utilizzo dei social sono nati proprio per preservare chi è troppo piccolo per comprendere le complessità del mondo digitale.
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