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DOLORE

Passiamo la nostra intera esistenza cercando di non sentire dolore, lo mascheriamo
arrabbiandoci per ogni non nulla. Con sguardo arcigno ed aria boriosa ce ne andiamo in giro
convinti che questo atteggiamento ci farà da scudo. Chi mai potrà volerci avvicinare così
“cattivi” e “pericolosi”? Evitiamo così che l’altro possa farci del male, farci soffrire, ma ci
perdiamo il valore dell’incontro, l’esperienza che dà entrare in relazione con l’altro da sé.
Oppure ci richiudiamo in noi stessi, spaventati da tutto e tutti. Il mondo diventa pericoloso,
l’altro persecutorio. Ci rintaniamo in casa con le nostre paure, affrontiamo il lavoro, lo studio, la
vita con una sensazione costante di essere in pericolo e che tutti conosciamo con il nome di
ansia! È fantastico il modo in cui funziona la nostra psiche: più proviamo a castigarla, a
costringerla in rigidi confini, più lei si fa spazio trovando altre strade per farsi ascoltare e così il
dolore diventa angoscia, paura, rabbia. Si adatta al nostro volto come una comoda maschera,
quella che riusciamo ad indossare con maggiore facilità. Vestiamo la maschera migliore ed
entriamo in scena convinti che il palco sia la vita vera. Pensiamo di respirare a pieni polmoni
quando è invece impossibile che accada con quella cosa appiccicata sulla faccia e i respiri sono
infatti corti e costanti, corti e veloci. Siamo convinti di vedere ma la maschera ci costringe,
come paraocchi di un cavallo, a guardare in una sola direzione. E andiamo avanti e camminiamo
a passo svelto, l’unico modo in cui riusciamo a mantenere l’equilibro senza rischiare di cadere.
Evitare di farci del male, di sentire dolore è senz’altro sano. Ma evitare di soffrire è impossibile!
Proviamo allora ad accoglierlo come un’opportunità. Molte persone che intraprendono un
percorso psicoterapico imparano a togliersi la maschera per guardarsi dentro, per rivolgere lo
sguardo alla storia personale sentendo per la prima volta e senza paura il dispiacere per i traumi
reali e presunti. Imparano a raccontarsi non più con toni freddi ed impersonali, qualche volta
misti a paura e mortificazione, ma concedendosi finalmente la carezza e la cura delle lacrime. Si
lasciano finalmente consolare dal pianto e dal respiro calmo e regolare e si concedono il lusso di
sentire . Per ritrovare la piena capacità di sentire gioia, di respirare, camminare, guardare e
perché no, cadere! Dobbiamo riappropriarci della capacità di accogliere il dolore. Di sciogliere
le difese che abbiamo costruito nell’illusione di non provarlo più.
“Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi” (David Richo)
Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa-psicoterapeuta ad approccio umanistico e bioenergetico. Per info
331 7669068
Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043

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