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Disturbi emotivo/relazionali e autismo. Come “trattarli”?

Anna Pollio intervista il pediatra Carlo Alfaro

E’ con immenso piacere che oggi offriamo il nostro contributo a questa testata con un’interessantissima intervista al dott. Carlo Alfaro. Un pediatra sempre attivo e aggiornato, che si occupa non solo di medicina ma anche di pedagogia ed educazione. Dottore buongiorno e grazie del suo preziosissimo aiuto concessoci con questa intervista.

Grazie a voi di avermi interpellato! Non so se vi sarò davvero utile, ma cercherò di mettere a vostra disposizione quanto ho capito dallo studio e dall’esperienza con i miei piccoli pazienti.

Lei è un pediatra affermato che esercita la sua “missione” tutti i giorni in prima linea, mostrando interesse verso tutte le attività che favoriscono la crescita e il benessere del bambino e della sua famiglia. Nella sua esperienza pluriennale le è capitato spesso d’incontrare famiglie di bambini con difficoltà “cognitivo-comportamentali”?

Sì, e sempre di più. Nella mia esperienza, come in quella di tutti i professionisti che si occupano di infanzia e adolescenza, e anche secondo i dati della letteratura, i disturbi della sfera neuropsichiatrica dell’età evolutiva sono in sensibile aumento. I dati dicono che sono raddoppiati in 10 anni: ne soffre oggi 1 su 5. Non sappiamo perché, ma deve esserci, per i nostri bambini, un pericoloso intreccio tra genetica, neurobiologia e ambiente, su cui urge riflettere per modificare gli errori. La genetica non si può modificare, ma la sua estrinsecazione dipende dall’ambiente e noi adulti dobbiamo evitare di creare un ambiente di crescita “tossico” per la psiche dei nostri bambini, esponendoli ad elevati livelli di inquinanti chimici, fisici e psichici sin dalla nascita e prima ancora, nella vita prenatale. Nella nostra epoca, malata di inquinamento, solitudine e incomunicabilità, i bambini, sentinelle sensibilissime dell’ambiente in cui crescono, con i sintomi neuropsichiatrici incarnano alla perfezione il quadro di una società in crisi.

Negli ultimi anni ha riscontrato un incremento dei bambini con tali difficoltà, ai quali è stato poi diagnosticato “disturbo dello spettro autistico?”

L’aumento dei bambini cui vengono diagnosticati disturbi dello spettro autistico, che tutti noi pediatri stiamo riscontrando (si parla a livello mondiale di aumento di incidenza negli ultimi 10 anni del 100%) esprime benissimo l’incremento generale di disturbi neuro-psichiatrici nell’età infantile di cui dicevo prima. La manifestazione della sindrome richiede, come per altre malattie multifattoriali, la sfortunata combinazione di fattori genetici e ambientali multipli, che agirebbero già in epoca prenatale, e che stanno pericolosamente aumentando.

Le famiglie che si affacciano a tale realtà conoscono i vari percorsi terapeutici esistenti? Come si orientano in questo campo?

La diagnosi di autismo, come di qualunque disabilità o malattia cronica di un figlio, proietta i genitori in una situazione psicologica difficilissima, fatta di paura, delusione, senso di colpa, rabbia, rifiuto della realtà, sofferenza, vuoto, disorientamento. Ma il problema più grande è la mancanza di certezze, sul piano di percorso terapeutico da seguire e prognosi. Non sanno cosa sia meglio fare, dove sia meglio rivolgersi e cosa li aspetta, perché non c’è un solo modo o una sola strada codificata, nel marasma di ipotesi, teorie e approcci terapeutici proposti. L’importante è trasmettere ai genitori, da parte di noi operatori sanitari, la speranza che vale la pena di scommettere sul bambino per coltivare ogni sua potenzialità, pur accettandolo comunque nella sua diversità e peculiarità. Tutti i trattamenti sono di tipo educativo-riabilitativo, ma è necessario individuare, tra quelli disponibili, il trattamento più idoneo da consigliare ai genitori per quel bambino specifico. Obiettivo del trattamento è dare la possibilità alla persona autistica di sviluppare al massimo le sue potenziali competenze ed esprimere la propria personalità mettendo a frutto capacità e talenti, in conformità sempre con il suo modo di essere.

Permanendo la neuro e psicomotricità uno dei principali e produttivi trattamenti per questo disturbo, quando si parla d’intensivo sentiamo il termine ABA. Quale è il punto di vista del pediatra?

Il metodo ABA (Applied Behaviour Analysis: ANALISI APPLICATA DEL COMPORTAMENTO) è validato da solide evidenze scientifiche. Si tratta di un approccio educativo, basato su un programma di modificazione comportamentale, che punta a migliorare abilità cognitive, linguaggio, comportamenti adattativi, e stimolare l’acquisizione di competenze utili, attraverso tecniche di insegnamento ed esercizi mirati e specifici per i bambini autistici. Il metodo si basa sui principi della tecnica comportamentale (stimoli e rinforzi) che li rende, passo dopo passo, “abilitati” e “allenati” alla comunicazione col mondo e a uscire dalla loro “gabbia” di comportamenti rigidi e ristretti.  Il metodo punta molto sull’insistenza delle sedute di apprendimento, per cui è molto impegnativo, ma dà ottimi e tangibili risultati. Il vantaggio che trovo è che è un metodo altamente individualizzato, che cerca di osservare, studiare, interpretare il comportamento problematico del soggetto, e poi modificare tale comportamento, definendo il comportamento da raggiungere, che viene suddiviso in sotto-obiettivi, da raggiungere a piccoli passi successivi sfruttando la formazione di riflessi condizionati. La forza dell’ABA è lo scomporre ogni abilità, conoscenza, in piccolissime parti che vengono insegnate un passo alla volta, mattoncino su mattoncino, e solo quando si è certi che si sia consolidata un’attività si passa alla successiva. L’insegnamento deve essere poi “generalizzato”, cioè seguito da tutte le figure che si occupano del bambino, a casa e a scuola.

Le famiglie sanno chi può somministrare questo trattamento?

La massima efficacia di questo intervento richiede sia effettuato da personale formato ed esperto. Può diventare terapista ABA chi abbia una formazione universitaria almeno triennale in ambito psico-educativo o sanitario e poi segua uno specifico percorso formativo. Ovviamente, chi ha una solida base di conoscenza di neuro e psicomotricità, ha più frecce al suo arco per integrare il metodo in un ampio ventaglio di possibilità di aiuto alle difficoltà del bambino.  

Come può il pediatra aiutare i genitori di questi bambini a fare chiarezza in questo settore dando loro i giusti consigli?

Dal 2015 è sorta l’Associazione Tecnici ABA (AssoTABA), che opera per il riconoscimento, la valorizzazione e lo sviluppo della professione del tecnico ABA attraverso l’istituzione del Registro Nazionale dei Tecnici ABA e la promozione della formazione permanente dei propri iscritti, nonché la loro vigilanza. Credo potrebbe essere di garanzia per gli utenti la certificazione dell’iscrizione del professionista all’Associazione.

Dottore nel ringraziarla ancora del suo prezioso contributo la salutiamo sperando d’avere altre possibilità d’interscambi; inoltre ci permettiamo di dire ai nostri lettori che:

Conoscere il percorso formativo del terapista che prenderà in carico il proprio bambino è fondamentale, quindi è sempre importante chiedere e verificare le competenze di quest’ultimo.

Avvalersi d’un valido analista del comportamento (con laurea magistrale, che abbia seguito un master di secondo livello preferibilmente iscritto alla SACSA società italiana degli analisti) è fondamentale per strutturare, visionare, modificare il lavoro. ABA è la applicazione pratica dei dell’analisi comportamentale. L’analisi comportamentale è quella scienza che si occupa di comprendere i meccanismi dell’apprendimento, dove per apprendimento si intende una modifica del comportamento (includendo anche la comparsa di un nuovo comportamento prima assente nel repertorio dell’individuo) come conseguenza delle interazioni tra individuo e stimoli esterni o ambiente. L’ABA utilizza le conoscenze che ad oggi si hanno dei meccanismi di apprendimento comportamentale per raggiungere diversi obiettivi nei soggetti autistici, che dal punto di vista comportamentale sono caratterizzati da gravi deficit (deficit di comportamenti sociali, scolastici, comunicativi, di gioco, di auto-accudimento) e da eccessi comportamentali (autolesionismo, aggressività, auto-stimolazioni e comportamenti ossessivi). E’ possibile sfruttare quello che oggi si conosce sull’acquisizione dei comportamenti per provare a modificare sia gli eccessi (riducendo la frequenza dei comportamenti eccessivi) sia i deficit (provando ad aumentare il repertorio di comportamenti utili di cui c’è invece carenza). E’ verificato scientificamente che se le conseguenze di un nostro comportamento sono per noi fortemente negative, noi tenderemo a ridurre quel comportamento nel futuro, e viceversa se saremo fortemente appagati da tali conseguenze noi tenderemo a rinforzarlo. Storicamente, l’uomo ha sempre imparato a mantenere nel suo repertorio quei comportamenti che sono vantaggiosi per la conservazione della specie. Ciò che nei soggetti autistici non funziona è la naturalità di tale meccanismo di apprendimento, per cui bisogna creare artificialmente delle condizioni di apprendimento. Cardine della metodologia ABA, come sopra ricordava il dottore, è la modificazione del comportamento al fine di renderlo più funzionale.

A cura della dott.ssa Anna Pollio,

Iscritta master II livello ABA (analista del comportamento) presso IRFID, neuro e psicomotricista dell’età evolutiva, pedagogista, educatrice professionale, tecnico ABA, TMA, LIS, terapista a mezzo del cavallo, … .

Presidentessa dell’associazione Cresco, imparo, gioco.

Vico Equense via Roma 7

Vi aspettiamo tra 15 giorni con la dottoressa Genoveffa Pelo e l’importanza delle competenze esecutive