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Lettera di un Medico

STUDIARE IN SICUREZZA

LAVORARE IN SICUREZZA

VIVERE IN SICUREZZA

UNO STATO PANDEMICO

Mi chiamo Anna Apicella, medico oncologo, madre di un alunno di quarto liceo classico e di un alunno di secondo liceo scientifico.
Lavoro incessantemente da marzo 2020 rientrando tra le categorie specialistiche
‘necessarie’ alla salute dei malati. Ho lavorato e continuo a lavorare nel pieno rispetto delle misure preventive. Ad oggi non ho contratto l’infezione, sono stata vaccinata, ho effettuato il controllo sierologico dell’avvenuta immunizzazione. In alcuni giorni non sono rientrata a casa per il rischio di trasmissione.
In tutto questo tempo i componenti della mia famiglia – i miei due ragazzi di anni 17 e 15 e mia madre di anni 71 non ancora vaccinata – hanno applicato i principi della giusta prevenzione: i miei figli sono rimasti sempre in casa rinunciando alle varie attività (sportive, sociali, etc).
Quando mi è stato chiesto da genitore come rientrare a scuola ho chiesto – in accordo con i miei ragazzi – di proseguire l’anno scolastico in DAD. Questo perché i miei ragazzi (come altri) sono consapevoli di cosa significa “infezione da Covid-19” e del sacrificio necessario a controllare gli effetti della pandemia.
Dal 19 aprile vi è l’obbligo di riprendere l’anno scolastico in presenza: un anno che ormai volge al suo termine.
A questo punto vengono in mente tante domande: perché vanificare i sacrifici fatti fino ad oggi?
Che necessità reale esiste a riprendere la frequentazione in presenza per qualche settimana?
Che necessità reale esiste per rendere obbligatoria la frequentazione scolastica in presenza?
Perché aumentare il rischio di contagio nelle famiglie che hanno in casa soggetti ancora non vaccinati e/o non vaccinabili?
Perché aumentare il rischio di contagio visto che gli operatori scolastici non hanno completato il loro ciclo vaccinale?
Per chi ha completato il ciclo vaccinale è stato eseguito il dosaggio sierico degli anticorpi specifici dimostranti l’avvenuta immunizzazione?
Ci sono operatori scolastici che non si sono sottoposti al vaccino?
È stato disposto a livello locale un monitoraggio periodico degli operatori scolastici (es. Test antigenico rapido ogni settimana, tampone molecolare mensile etc) al fine di contenere la catena del contagio?
Cosa si fa nel caso con cui i miei figli hanno un ‘contatto’ a scuola, restano a casa, viene dimostrata la loro “positivita”….vado in isolamento fiduciario per 14 giorni: non lavoro più? – nonostante io sia vaccinata ed abbia un titolo anticorpale adeguato -. I pazienti aspettano me??? E mia madre, di anni 71, iscritta alla piattaforma vaccinale ed in attesa di essere convocata, che fa? Prega che le vada bene???
I criteri scientifici non possono assolutamente essere soffocati dal criterio economico e politico. La soluzione al controllo dei contagi è sempre la stessa: vaccinazione a tappeto in tempi stretti!