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“NON SONO SBAGLIATO, SONO SOLO ARRABBIATO!”

Diciamoci la verità, le esplosioni rabbiose dei bambini ci spaventano. Talvolta la loro perdita di controllo ci mette così in difficoltà da orientarci a fare in modo di evitare che accada, agendo preventivamente e facendo attenzione a tutto ciò che può turbare l’equilibrio e scatenare l’inferno! Oppure si tenta di gestire le manifestazioni di rabbia nei bambini arginandole con affermazioni che rischiano di ledere fortemente la stima di sé e la relazione, della serie «sei cattivo!», «Non ti voglio bene più!», «Non devi arrabbiarti!», o ricorrendo a modalità comportamentali eccessivamente rigide e punitive, dimenticando per un attimo che in quel momento il bambino che si ha di fronte sta osservando proprio noi e il modo in cui gestiamo la nostra di rabbia! Maggiormente accettate nei maschietti, le espressioni di rabbia e aggressività vengono invece quasi sempre “castrate” nelle femminucce, come se a loro la vita non potesse mai riservare la necessità di difendersi, proteggersi o lottare, con le unghie e con i denti, per perseguire un obiettivo. Insomma, contenuta prima di tutto la nostra di paura o rabbia di fronte alle scenate furiose di un bambino, proviamo a scansare alcuni errori. Innanzitutto evitiamo di rimandare il messaggio per cui è sbagliato arrabbiarsi. La rabbia è un’emozione come le altre che dà colore alle nostre esperienze; è innata e universale, meritando così un posto tra quelle primarie, come avete avuto modo di leggere nel precedente articolo. E’ tipico ritrovarne più evidenti manifestazioni nei bambini di 2-3 anni, fase della vita in cui essi strutturano il proprio Io anche attraverso l’ opposizione alle figure genitoriali; è la fase dei “No” del bambino, che gli servono per percepirsi sempre più autonomo e distinto da chi si prende cura di lui. Far passare l’essere arrabbiati come qualcosa di anomalo cela dei grossi rischi: fa sentire al bambino che è inadeguato provare quell’emozione, al punto da potersi sentire in colpa quando la sperimenta, fino a doverla nascondere per non rischiare di perdere l’amore dei genitori. Ma come il caro Freud ci insegna, le emozioni inespresse non muoiono mai, trovano prima o poi la strada per venire fuori e non sempre nel migliore dei modi. Il corpo, ad esempio, può diventare lo scenario dove somatizzare ciò che non si può accogliere in altro modo. Certo dire che è normale arrabbiarsi, e questo vale per grandi e piccini, non significa ammettere ogni forma di espressione di questa emozione: i bambini devono imparare ad incanalare il fuoco che avvertono dentro in quel momento, come evocativamente ci suggerisce il personaggio che interpreta la rabbia nel film di animazione Inside Out, e le strade gliele dobbiamo indicare noi. Innanzitutto è inutile affrontare a caldo l’argomento, pensiamo a come ci sentiamo noi quando siamo incavolati neri e qualcuno prova a farci ragionare: probabilmente in quel momento non riusciamo a ritenere nemmeno una sola parola che ci viene detta, anzi, il sentirci non compresi rischia di farci infervorare ancora di più! Allora a caldo pensiamo a tamponare in modo fermo la situazione evitando che il bambino possa far del male a se stesso o agli altri, contenendolo fisicamente con il nostro corpo, oppure suggerendogli di incanalare quella forza funesta stritolando un cuscino, una coperta, un foglio di carta. Poi, quando la rabbia sarà sbollita, è importante parlarne. Con i piccini può essere utile leggere delle storie sul tema, con i più grandicelli meglio affrontare direttamente la questione cercando di comprenderne le ragioni, riprendendo il bambino per il comportamento ma non per l’emozione provata e cercando insieme possibili soluzioni. Attenzione anche ad evitare che il bambino apprenda che con le scenate di rabbia possa ottenere il soddisfacimento di tutti i capricci: occorre mantenersi fermi e coerenti nei propri “No!” e motivarli al bambino quando sarà sufficientemente tranquillo da ascoltarci. Se dovesse risultare particolarmente complesso contenere e/o indirizzare le esplosioni rabbiose del bambino ed eventuali manifestazioni aggressive, allora diviene fondamentale inquadrare, con l’aiuto di un esperto, la natura delle difficoltà che si stanno incontrando e trovare le strategie più adeguate per farvi fronte.

Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa ad approccio umanistico e bioenergetico. Per info 331 7669068

Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043