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Giusy Aversa si racconta. Dai dolci al biologico

"La conversione che mi ha cambiato la vita". Una donna a più dimensioni. L'impresa per combattere la cattiva alimentazione e l"idea per rilanciare la cittadi

Una e centomila. Ma sempre se stessa. Forte e salda, delicata nelle attenzioni che dedica a chi la circonda e determinata nel raggiungere i suoi obiettivi. Giusy Aversa è una mamma presente, una moglie attenta, un’imprenditrice che vive il lavoro come “terapeutico”. E’ sempre pronta a sintonizzarsi con le nuove tendenze, perché il futuro è già oggi. Ma partiamo dal lontano, dalla Giusy bambina, cresciuta nella pasticceria di famiglia che, il prossimo anno, compirà 50 anni di attività.

Cosa significa per te “Casa del Dolce”?

Sono cresciuta a zucchero e farina. I cassetti del laboratorio sono stati la mia prima culla. I primi ricordi sono legati alla pasticceria, la mia prima casa. Ora rimane un luogo importante e ha tanta parte nella mia vita, anche se ho intrapreso un’altra attività.

Desiderio di cambiare?

Non proprio. Nella vita i programmi a lungo raggio non si possono fare. Mi sono trovata a dover fronteggiare problemi che ho vissuto come vere e proprie violenze e, che, invece, nascondevano delle opportunità. In famiglia, è insorto un problema di diabete e celiachia. E’ stata una doccia gelata. Poi ho capito che dovevo reagire e far nascere qualcosa di buono da una situazione che avrebbe potuto esautorarmi.

Quindi qualcosa in te si è smosso…

Sì. Ho iniziato a ragionare sulla difficoltà di tante persone che, a causa di diabete, celiachia, allergie alimentari e altre patologie, arriva in Penisola e non possono vivere la vacanza nella sua totalità perché devono rinunciare ad un’esperienza gastronomica inclusiva. Così, ho studiato le varie modalità per realizzare un’offerta in grado di fornire a tutti i clienti piatti sani e “sicuri”, rispettando la stagionalità dei prodotti e mantenendo l’identità territoriale, che rappresenta la nostra vera ricchezza. Ai gruppi di turisti che si rivolgono a me, che per la maggior parte sono americani, propongo un’offerta gastronomica che tiene conto del km0, della qualità della materia prima, dell’equilibrio.

E’ stato difficile riconvertirti?

In realtà ho applicato ai grandi numeri quello che già facevo per la famiglia. Poi, ho ereditato da mio padre una grande forza e, per questo, i cambiamenti non mi spaventano troppo. Quando si capisce che il nemico numero 1 è la cattiva alimentazione, mangiare in modo sano diventa una priorità perché i benefici che ne derivano sono moltissimi. Credo che la mia scelta imprenditoriale sia adatta ai tempi e, in qualche modo, li anticipi. La celiachia, il diabete, le intolleranza alimentari sono sempre più diffuse e il trend è in crescita. Ho intercettato un segmento e studio moltissimo per concepire piatti in grado di rispondere ad ogni esigenza.

Progetti per il futuro?

Non ne faccio più. La vita li stravolge. Sono fatalista, le cose succedono perché devono accadere. Sono solo attenta a non fare del male, perché il bene che si fa, poi ritorna.Per questo vivo intensamente il presente e lascio aperte le porte alle opportunità.

A proposito di opportunità, ne hai avuta una per entrare in Consiglio comunale alle scorse elezioni amministrative, quando hai deciso di candidarti…

Per uno scarto di due voti non sono entrata in Consiglio comunale. Ho raccolto 329 preferenze e ho avuto modo di constatare quanta gente ha creduto in me tanto da accordarmi un voto. Ma se è andata così, vuol dire che questo doveva essere. Non me ne rammarico, oggi sono molto concentrata sulla mia famiglia e su questa nuova attività.

Hai una tua idea per Piano?

Io credo che bisogna differenziarsi. Per far questo, è necessario creare un brand Piano, riempiendo il centro storico dei laboratori artigianali. Punterei sul “sapere delle mani”, sulle attività che hanno reso Piano una città con grande vocazione commerciale. Penso alla torrefazione Maresca, ai fabbri, ai falegnami, agli atelier e ai fioristi. In tutto questo c’è una grande potenzialità. Bisogna solo sintonizzarsi sul futuro. E il futuro esige il rispetto della propria identità e la trasmissione di antichi saperi ai giovani.

 

Nancy De Maio

 

 

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