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Giancarlo d’Esposito La “secessione buona” della Penisola

“Serve un comune unico, il territorio recuperi la propria identità”. Il rapporto con la “vecchia guardia” e la nostalgia per la politica attiva

In un’altra vita, forse un decennio fa, quando era consigliere delegato alla Cultura, incontravo Giancarlo d’Esposito al bar Marianiello. Qualche giorno fa ho avuto il piacere di tornare ad intervistarlo. Stesso luogo. Mi aspettavo di condurre il discorso, ancorata alle vicende amministrative di Piano, ma siamo finiti a parlare del Governo giallo-verde, di Salvini, Bosetti e Giussani, De Magistris e Juve. Insomma, con lui si vola alto. E così, tra i tentativi di riportarlo a Piano, ho inserito una domanda di rito.

Ti manca la politica?

Quella attiva, ovviamente sì. Mi manca la voglia di confrontarmi che spingeva Giovanni Ruggiero ad appellare me e Salvatore Cappiello “gli analisti”, mi mancano certe sfide per realizzare eventi di qualità, mi mancano certi incontri e certi insegnamenti che mi sono stati consegnati proprio nei momenti di maggiore rabbia. Amministrare allora non era semplice, e oggi lo è ancora di meno. Per questo, tendo a non giudicare con troppa severità chi è al governo cittadino. E, d’altro canto, sono convinto che si possa “fare politica” ogni giorno, segnalando le criticità o avanzando proposte.

Certi rumors dicono che qualcuno  sta scaldano i motori per le prossime elezioni. Ci sei anche tu tra i corteggiati?

Anche io ho sentito queste voci. Rispetto al corteggiarmi, non so come sia possibile e mi meraviglio ogni volta, ma è vero. Io, però, mi sto dedicando alla mia attività d’impresa.

Come vedi cambiata Piano negli anni?

Sebbene io mi definisca un carottese doc, penso che il discorso non possa fermarsi a Piano di Sorrento. Bisogna intraprendere un percorso diverso, di recupero identitario dell’intera Penisola sorrentina. In una fase storica in cui è evidente il fallimento del ragionamento per macrosistemi, è giunto il momento di differenziarci. Ecco, io, provocatoriamente, rilancerei l’idea “secessionista” del “Cantone unico”, promosso negli anni ’90 da Raffaele Fiorentino Olivieri. Molte persone che vivono fuori, quando tornano, mi dicono che trovano sempre più provincia, sempre meno Penisola. Perciò, dobbiamo avere il coraggio di sfruttare questa contingenza di prosperità legata all’aumento del turismo, per condurre una politica comune.

Quali sono gli argomenti da trattare con un unico indirizzo?

Medicina e ospedali, trasporti, servizi. Non si può pensare di mantenere linee diverse rispetto a problemi comuni. Il traffico, ad esempio, è una vergogna. Dovrebbero essere potenziati i trasporti su rotaie, dovrebbero esserci più corse e più mezzi pubblici. Se la politica non riesce ad adottare questo tipo di soluzioni, allora una classe dirigente capace dovrebbe proporre soluzioni e avviare un dialogo per uscir fuori da una situazione che, al momento, va solo peggiorando.

Come si potrebbe iniziare a pensare in modo comprensoriale?

Innanzitutto recuperando l’orgoglio e la fierezza di essere cittadini della Penisola sorrentina. È quello che dovrebbero sentire innanzitutto i ragazzi, che dovrebbero avere l’opportunità di rimanere nella terra in cui sono nati, trovando un lavoro e una casa. Ecco, la politica dovrebbe innanzitutto occuparsi di questo: aiutare i ragazzi a costruire il proprio futuro qui.

In che modo?

Non esistono ricette salvifiche, ma, se si lavora insieme, la strada la si può costruire.

Nancy De Maio

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