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Antonino Aversa. Storia di un bassista 19enne che vuol fare il giornalista sportivo

“Sui campi cerco l’emozione. Euterock, una seconda famiglia. Dopo il Nautico, ora una scelta di cuore”

Nessun ragazzo è normale. Ciascuno, a modo suo, trova il modo di essere speciale. È quello che ho pensato quando ho incontrato Antonino Aversa, un bassista 19enne che da grande vuole fare il giornalista sportivo. Ha frequentato l’Istituto nautico “Nino Bixio” e, nonostante sentisse che la sua vocazione era altrove, ha studiato ostinatamente per un meritatissimo 100. Quando la commissione gli ha sconsigliato di iscriversi alla Facoltà di Scienze della Comunicazione, lui si è detto determinato a seguire, questa volta, la sua passione. O meglio, una delle sue passioni. Perché la musica e lo sport non vengono dopo. Suona in una band, segue le squadre di calcio locali e il basket.

Parliamo di musica. Quando hai cominciato a suonare?

Fino a dieci anni non avevo toccato mai uno strumento, poi, però, ho deciso di frequentare la sezione musicale alla scuola secondaria di primo grado Amalfi – Massa, a Trinità. Seguire il corso di chitarra mi ha messo in contatto con la “dimensione musica”. Così, ho iniziato a suonare in un gruppo e non ho più smesso. Amo tutti i generi: rock, pop, rap, metal. Ciascuno di questi ha accompagnato fasi e periodi della mia vita.

Come si chiama il tuo gruppo?

Ci chiamiamo Euterock e siamo un ramo dell’associazione musicale Euterpe, presieduta dalla dottoressa Assunta D’Esposito, con vicepresidente Angela Cappiello. Il nostro è un repertorio che spazia dal pop al rock. Suoniamo i grandi classici, ma anche brani più recenti. Io sono il bassista, la batterista è Francesca Castellano, la violinista è Giovanna Marsella, alla chitarra Emanuele Gargiulo e a quella elettrica Francesco De Maio. La cantante è Federica Lisi e la tastierista è Agnese Caccioppoli. Siamo diretti dal maestro Armando D’Esposito, coadiuvati da Alfonso Fiorelli. Ci tengo a citare i componenti del gruppo, perché siamo molto uniti e, insieme, abbiamo vissuto esperienze che ci hanno “cementato” e ci hanno reso una famiglia.

Quali?

Nel 2013 abbiamo partecipato alla Notte bianca di Busseto, una serata in cui gli allievi delle scuole musicali di tutta Italia si esibivano per le strade del paese; nel 2014 siamo stati al festival Allegromosso di Riccione e nel 2015 abbiamo vinto il Music Market che si è tenuto a Piano. Poi, a maggio scorso, il gruppo è stato per una settimana a Sneek, in Olanda, per il Festival europeo “At the watergate”. Gli Euterock hanno suonato per le strade e per le piazze, attirando un pubblico entusiasta. Io non c’ero, ma loro mi hanno fatto sentire presente.

Cosa significa la musica per te?

Mantenere i contatti, coltivare le amicizie, aprirsi agli altri. Negli anni di “disorientamento”, quando sentivo di aver scelto un indirizzo di studi che non rispettava le mie aspettative, la musica mi ha dato sempre nuova linfa vitale. Inoltre, in un’epoca in cui ci sono tante distrazioni pericolose, la musica può diventare un’alternativa importante.

È facile “fare musica” in Penisola sorrentina?

Io credo che, chi vuole, può trovare una sua strada. Noi proviamo, una volta a settimana, alla scuola “Massa” e il più delle volte abbiamo riscontrato il favore dei comuni della Penisola sorrentina, dove in più di un’occasione ci siamo esibiti. Il nostro Sud è, fortunatamente, “musicale”. Chi ama la musica, può “praticarla”.

Tu sei un musicista, ma coltivi anche un’altra passione: quella di diventare un giornalista sportivo…

La commissione, all’esame di Stato, mi ha consigliato di considerarlo solo un hobby. Ma questa volta non mi faccio incantare dalle prospettive di lavoro e dalle statistiche. Si riesce solo quando si ha la volontà di riuscire. La volontà, però, si alimenta di passione. Questa è la mia passione. Così mi sono iscritto a Scienze della Comunicazione, dopo i test di ammissione. Avevo pensato prima ad ingegneria, al Politecnico a Torino o alla Federico II poi. Dopo, ho vagliato la possibilità di iscrivermi a Lettere. Ma ha vinto la mia determinazione a superare le scarse prospettive di inserimento lavorativo e a puntare su ciò che voglio fare davvero.

E intanto segui le squadre di calcio nel campionato di promozione ed eccellenza…

Sono sui campi di calcio delle squadre locali, a seguire le partite e vivermi quelle emozioni che riesco a trovare nelle azioni, nei goal, nelle storie. Il discorso dell’ “unica fede” mi convince poco. Mi piace guardare le altre squadre, gli altri campionati e le altre categorie. Apprezzo ciò che è oggettivamente bello in campo. Ovviamente, tifo Napoli e alcuni Club non riuscirei proprio ad applaudirli…

Giochi a calcio?

Diciamo che non sono un fuoriclasse. Se i miei amici organizzano una partita, io ci sono. Ma sarebbe troppo dire che sono bravo. Lo sport, mi piace più guardarlo che praticarlo. In passato, ho giocato a minibasket con l’associazione “45 gatti” di Mimmo Montuori. Ora seguo il basket a Scafati. Solo guardarlo mi dà tanta energia. Sono i sentimenti positivi che muovono i sogni.

Nancy De Maio