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Alloggi a S. Lucia: la svolta . Cambia  il progetto e il fabbricato arretra

Ripristinate le distanze con i frontisti. Si riducono gli appartamenti da realizzare. Il permesso a costruire era stato sospeso. 300 domande per l’housing  sociale

Il permesso a costruire per  realizzare un maxi fabbricato a S. Lucia, nell’area ex Apreamare,  potrebbe sbloccarsi nuovamente. Si tratta di un iter che ha ricevuto accelerazioni e decelerazioni improvvise negli ultimi tempi. E che potrebbe avere nuovi clamorosi risvolti. Ma andiamo con ordine.  Due settimane fa avevamo dato notizia dell’imminente ritiro del permesso a costruire per la realizzazione dei 56 alloggi previsti dal progetto. La settimana successiva è arrivato un provvedimento di sospensione dell’autorizzazione a realizzare i lavori, in attesa di verifiche e richieste di delucidazioni da parte dell’ufficio edilizia privata del Comune. In sostanza, con questa presa di posizione,  il Comune ha definito il congelamento del progetto, che prevede una quota di 19 alloggi da attribuire in regime di housing sociale, per motivi legati alla legittimità urbanistica dell’intervento ed al rispetto delle distanze legali con il i fabbricati frontisti. Alla base di tutto un ricorso presentato dai proprietari di taluni   appartamenti presenti nell’area ed un’azione incalzante verso gli uffici condotta dal consigliere di minoranza Marco Fiorentino.  Tutto sembrava destinato ad arenarsi. Invece, venerdì 22 giugno,,  Antonio Iorio,  in qualità di rappresentate della società Aldebaran srl  che deve realizzare l’opera,  ha protocollato una comunicazione ufficiale all’ufficio edilizia privata del Comune in cui si impegna a chiedere ed ottenere una modifica del progetto al fine di rispettare le distanze legali con i fabbricati che fronteggiano la nuova costruzione. Una svolta significativa che dovrebbe rasserenare gli animi, restituire all’ufficio una condizione di maggiore certezza sul da farsi e quindi la possibilità concreta di riottenere il permesso a costruire a tutt’oggi sospeso. L’obiettivo è quello di presentare un progetto di variante in grado di elidere in radice le contestazioni mosse.   Per rispettare le distanze legali il fabbricato deve arretrare nelle aree in cui non rispetta i dieci metri richiesti ed in corrispondenza degli edifici più prossimi. Ciò comporta, come conseguenza,  la riduzione del numero di alloggi inizialmente previsti. A quanto è dato sapere si passa da 56 a 52 abitazioni. Ma tale condizione potrebbe sbloccare nuovamente l’iter e  neutralizzare un argomento che i frontisti hanno intenzione di utilizzare innanzi al Tar.Resterebbero le contestazioni relative alla legittimità urbanistica, ma sul punto forse ci sono minori difficoltà. Nella comunicazione Elefante sostiene che il capannone ex Apreamare è stato realizzato nel ’72 e poi condonato nel ’95. Intanto alla società che deve realizzare i lavori sono arrivate ben 300 richieste per la graduatoria riservata all’housing social. Sulla questione l’ingegnere Antonio Elefante, cui l’intera operazione è riconducibile,  ci ha dichiarato  “ questa soluzione che rimettiamo alla valutazione degli uffici comunali punta ad una pacificazione degli animi e soprattutto vuole evitare di esporre sia la società che deve realizzare l’intervento, sia il Comune in una condizione di conflittualità che danneggia tutti e non fa del bene a nessuno. Il progetto iniziale, in relazione al problema delle distanze,  ricalca prescrizioni della Soprintendenza che in ogni caso siamo pronti a rivedere con  la variante proposta”.