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Uno sguardo alle attuali emergenze psico sociali

Episodi di violenza, familiare o giovanile in particolar modo, sono oramai all’ordine del giorno. Sempre più frequentemente i mass-media ci informano di tentativi di suicidio da parte di ragazzini vittime di bullismo o cyberbullismo, spinti a questo gesto estremo dalla sensazione di non avere via di uscita. Episodi reiterati di violenza fisica e/o psicologica rischiano di trasformare la scuola da luogo di crescita e incontro con l’altro a contesto in cui ci si sente in pericolo. Se tale violenza passa anche per i canali digitali diviene ancora più insidiosa, poiché travalica i sicuri confini di casa facendo sentire senza via di scampo. Non sempre le conseguenze sono così nefaste ma comunque, chi si ritrova ad essere vittima di aggressioni, prese in giro, umiliazioni, sviluppa una condizione di disagio che può manifestarsi sotto forma di malessere psicosomatico, difficoltà relazionali, fino ad arrivare a disturbi più strutturati di carattere ansioso e/o depressivo. A rischio anche il bullo: in assenza di un intervento che non sia solo punitivo ma anche volto ad agire sulle cause delle sue condotte problematiche, è plausibile che esse sfocino poi in comportamenti devianti e antisociali all’interno della famiglia o nella comunità, a danno di chi viene percepito come più debole. Talvolta tali tragedie si consumano nel silenzio più totale e in assenza di una richiesta di aiuto. Per paura o per vergogna di chi subisce, o per l’indifferenza di chi assiste inerme. Talvolta segnali d’allarme vengono lanciati dai ragazzi ma non sempre sono riconoscibili agli occhi dell’adulto, ignaro di alcune insidie che si celano nelle relazioni con i pari. Cosa possiamo fare per intervenire prima che sia troppo tardi? Per fermare episodi di prevaricazione sul nascere, prima che si strutturino in assetti relazionali difficilmente modificabili e deleteri per chi li subisce? Si usa dire prevenire è meglio che curare, e la prevenzione passa prima di tutto attraverso una corretta informazione da parte di chi, a vario titolo, ha la responsabilità della crescita e dell’educazione dei bambini e dei giovani. Una responsabilità che va condivisa, e non delegata, tra le varie agenzie educative: famiglia, scuola, istituzioni territoriali, professionisti, sono chiamati a fare rete nel tentativo di arginare episodi di violenza che costituiscono, per l’ampiezza e pericolosità del fenomeno, una vera e propria emergenza psico-sociale. Tali contesti abbisognano di consolidare la loro funzione di luogo di incontro con l’altro, di relazione, di scambio e anche di scontro, ma quello costruttivo, che avviene secondo regole condivise che assicurino il rispetto per l’altro da sé, prevenendo fenomeni di emarginazione sociale.

 

Dott.ssa Margherita Di Maio, psicologa ad approccio umanistico e bioenergetico. Per info 331 7669068
Dott.ssa Anna Romano, psicologa-psicoterapeuta dell’età evolutiva. Per info 349 6538043

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