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Lo chiamano “gioco”, ma è un dramma: viaggio nel mondo delle “macchinette”, tra regole ignorate e contromisure assenti

In costiera, scarsi i provvedimenti per scoraggiare il ricorso ai videopoker

Quando otto anni fa, l’allora direttore Caritas, don Carmine Giudici (oggi parroco della cattedrale di Sorrento) lo definì un fenomeno che, per uno strano scherzo delle contraddizioni, “si acuiva nei periodi di forte crisi recessiva”, dimostrò una certa lucidità di analisi ed una lungimiranza nella trattazione delle sue devastanti conseguenze sociali.

Già, perché, anche in costiera sorrentina, il ricorso al “videopoker” e ad altre forme da “gioco”, dal 2008, è passato da un vizio ad una autentica patologia. La ludopatia, per l’appunto.

Una malattia, per certi versi, legittimata dallo Stato, e alimentata – più o meno consapevolmente – da imprenditori che spesso sopperiscono ai mancati incassi delle rispettive attività commerciali con l’installazione di “macchinette da slot machine”. Congegni elettronici che seminano vittime su vittime, per lo più “giocatori” inconsapevoli di essere finiti in un labirinto dai risvolti patologici. Nel mezzo, sofferenze di intere famiglie e, in taluni casi, anche prestiti “accesi” presso strozzini per questioni di gioco. Un dramma nel dramma. A dirlo, sono parroci e operatori di associazioni del territorio. Un allarme da non sottovalutare.

LE REGOLE IGNORATE

Ma è possibile quanto meno contemperare le esigenze imprenditoriali con la sacrosanta difesa della tenuta economica delle “persone”? Difficile, ma non impossibile.

A Sorrento, ad esempio, almeno “sulla carta” è possibile limitare il proliferare indiscriminato di nuove sale giochi e disciplinare la presenza delle slot machine. Esiste un regolamento, attualmente vigente, che risale al 2009. Regolamento che trova una oggettiva difficoltà nella sua rigorosa applicazione, anche in considerazione dell’organico della polizia locale, che, in una città come Sorrento, è per lo più impegnato in attività di mobilità, al presidio generale delle aree cittadine e al servizio anti-abusivismo.

Secondo il regolamento, gli esercizi commerciali potrebbero installare due “macchinette” solo se l’area destinata alla sola vendita (escluso, dunque retrobotteghe, bagni e locali tecnici) è superiore a 50 metri quadrati. Massimo quattro “macchinette” se la superficie complessiva destinata alla vendita è di 150 metri quadrati. Ma non solo: per il rilascio delle nuove autorizzazioni di sale giochi è fatto “obbligo il rispetto di una distanza di 200 metri lineari da ospedali e chiese. E’ fatto altresì obbligo il rispetto di una distanza di 500 metri lineari da scuole di ogni ordine e grado”. Basterebbe misurare la distanza delle sale slot di recente “inaugurazione” per capire che la realtà è un tantinello diversa. Come anche la circostanza che le sale e le “macchinette” sono severamente vietate ai minori di anni 18: norma di facile raggiro, considerata la difficoltà al controllo. E gli orari di attività? Anche in questa circostanza, regna un po’ di confusione. L’orario delle sale giochi dovrebbe essere regolato da un’ordinanza del sindaco. Mentre l’attività dei videopoker “ospitati” in bar, ristoranti, rosticcerie… segue l’orario di attività dell’esercizi.

ALTRI COMUNI PROVANO A  LIMITARE IL FENOMENO. IN COSTIERA NULLA

Eppure, sarebbe possibile intervenire a livello comunale per disciplinare quanto meno gli orari. Questo non si fa. Mentre in costiera sorrentina si discute prepotentemente di “limitare” il raggio d’azione di un gruppetto di mendicanti, le politiche per disciplinare gli orari di “utilizzo” delle macchiette (che fanno decisamente più danni) sembrano per lo più assenti dai tavoli delle discussioni.

Il tutto in controtendenza rispetto a moltissimi Comuni italiani (Comuni che possiamo definire “virtuosi”) che hanno adottato provvedimenti limitativi degli orari di apertura, sia pure con differenziazioni sia sul periodo massimo di apertura giornaliera che sull’articolazione stessa degli orari. Tali interventi – secondo gli esperti – non sembrano in contrasto con il principio generale di liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali.

“Tra i provvedimenti degli enti locali – scrive Avvisopubblico – merita una particolare segnalazione il regolamento del comune di Bergamo del giugno 2016 che ha previsto le stesse fasce orarie anche per quel che concerne la vendita (diretta o tramite distributori automatici) dei biglietti delle lotterie istantanee su piattaforma virtuale e/o con tagliando cartaceo (gratta e vinci, 10 e lotto etc.); anche nel comune di Spresiano (Treviso) le limitazioni orarie si applicano alla raccolta delle scommesse e a tutti i giochi leciti con vincita in denaro; nel caso del comune di Aosta il regolamento del dicembre 2016 prevede una progressiva riduzione degli orari, fino ad arrivare entro due anni ad otto ore giornaliere”.

C’è chi – continua Avvisopubblico – contesta l’utilità dei provvedimenti di limitazione degli orari perché non applicati in modo omogeneo sul territorio, in quanto l’utente potrebbe sempre recarsi in un comune limitrofo, in cui non è stata emanata una disciplina al riguardo. Occorre peraltro considerare che tali misure non sono rivolte ai giocatori patologici (disponibili anche a sobbarcarsi lunghi tragitti pur di soddisfare il proprio impulso a giocare) ma ai soggetti che non sono in una situazione di rischio, diminuendo le occasioni di gioco come, ad esempio, per il divieto di accensione delle slot machine nei periodi che precedono e seguono il normale orario scolastico. Va inoltre consolidandosi la tendenza da parte di alcuni comuni che insistono nella stessa area territoriale di adottare la medesima disciplina, al fine di evitare che una diversa regolamentazione comprometta l’efficacia delle misure di riduzione degli orari.(giuseppe damiano)

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